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Tiziano VecellioTitian
Pieve di Cadore 1488/1490 - Venezia 27 agosto 1576 Sepolto nella Basilica di Santa Maria Gloriosa dei FrariPieve di Cadore 1488/1490 - Venice 27th August 1576 Buried in the Basilica of Santa Maria Gloriosa dei Frari

Tiziano Vecellio, Autoritratto, 1562 ca., Staatliche Museen, Gemäldegalerie, Berlino.Titian, Self-portrait, 1562 ca., Staatliche Museen, Gemäldegalerie, Berlin.

Per via della discordanza delle fonti la data di nascita di Tiziano, e dunque la definizione della sua presenza nel complesso panorama artistico veneziano dell'inizio del sec. 16°, è questione tuttora non concordemente risolta. Dopo un apprendistato con S. Zuccato, mosaicista, T. fu nella bottega di Gentile Bellini e quindi presso Giovanni Bellini. Il suo orientamento appare subito sicuro e geniale: i suoi riferimenti (Bellini, Giorgione, Dürer, ma anche Raffaello e Michelangelo) si configurano come strumento di aggiornamento e di arricchimento espressivo da parte di una personalità già pienamente indipendente. Tra le prime opere veneziane, accanto alla paletta di Anversa (Musée royal des beaux-arts, 1506 circa), compendio della tradizione belliniana e delle novità tedesche, al giorgionesco Concerto (Firenze, Galleria Palatina), al Cristo portacroce (Venezia, Scuola di S. Rocco), sono gli affreschi del Fondaco dei Tedeschi (1508-09) dove nel 1508 era all'opera Giorgione. Anche dai pochi frammenti rimasti (Venezia, Ca' d'Oro) si delinea la distanza tra i due maestri - anche in quelle opere, vicine per impostazione e tematiche, che hanno indotto incertezze attributive (Concerto campestre, 1509-10, Louvre) e ipotesi diverse di collaborazione (Venere, Dresda, Gemäldegalerie) - soprattutto per l'impostazione monumentale e l'ampia gestualità delle figure, i vivi e luminosi accordi cromatici dei vasti piani di colore, evidenti nella prima opera documentata conservata, gli affreschi della Scuola del Santo a Padova (1511). Nel 1513 T. rifiutò l'invito di P. Bembo a trasferirsi a Roma, e contestualmente offrì i proprî servigi alla Serenissima, impegnandosi a dipingere una Battaglia per Palazzo Ducale (terminata nel 1538). Artista colto, trattò per committenze ufficiali e private le tematiche più diverse: dalla immediata allegoria moraleggiante delle Tre età (1512-13, Edimburgo, National gallery of Scotland) alla complessa e serrata metafora dell'Amor sacro e profano (1514-15, Roma, galleria Borghese), dove l'assenza di notizie certe sulla sua genesi progettuale è alla base della lunga e discorde storia della sua interpretazione da parte della critica. Tra i dipinti religiosi sono l'Assunta (1516-18) di S. Maria dei Frari, grandiosa macchina luminosa e cromatica che si impone come punto focale nell'amplissimo interno della chiesa; la pala Pesaro (1519-26, per la stessa chiesa), dalla nuovissima e suggestiva impaginazione spaziale basata sulle diagonali; la pala Gozzi (1520, Ancona, Pinacoteca Comunale); il polittico Averoldi (1522, Brescia, SS. Nazaro e Celso), in cui T. restituisce unità scenica alla tradizionale divisione in scomparti. Al successo raggiunto in questi anni fa riscontro il favore incontrato presso le corti italiane e europee: per Alfonso d'Este dipinse grandi tele mitologiche (Offerta a Venere, 1518-19, Prado; Bacco e Arianna, 1522-23, Londra, National Gallery; Gli Andri, 1523-24, Prado); numerosi i ritratti per le grandi famiglie, nei quali alla idealizzazione del carattere o alla rappresentazione del ruolo sociale fa riscontro la straordinaria intensità psicologica o emozionale (Carlo V col cane, 1532-33, Prado; Isabella d'Este, 1536, Vienna, Kunsthistorisches Museum; Francesco Maria della Rovere e Eleonora Gonzaga, 1537, Uffizi); per Guidobaldo della Rovere eseguì la Venere di Urbino (1538, Uffizi), allegoria matrimoniale dalla scoperta sensualità. Il confronto con le esperienze manieriste dell'Italia settentrionale e centrale, culminato con il viaggio a Roma del 1545-46, determinò una nuova fase di sperimentazione stilistica: dalla classica dignità formale delle prime opere T. giunse a nuove soluzioni, dove i contrasti chiaroscurali, il plasticismo e il dinamismo compositivo tendono a risolversi nella preziosità del colore e nel libero e accentuato luminismo (Incoronazione di spine, 1542-44, Louvre; Danae, 1544-45, Napoli, Museo nazionale di Capodimonte; Paolo III con i nipoti, 1546, ivi). Alla risposta decisamente veneziana data da T. alla cultura romana seguirà tuttavia, con i soggiorni ad Augusta del 1548 e del 1550-51, una rarefazione della produzione per Venezia, che corrispose a un impegno crescente per la committenza di Carlo V e di Filippo II di Spagna. Carlo V a cavallo (1548, Prado) è esempio dell'originalità con cui T. sviluppò il "ritratto di Stato"; sempre per Carlo V trattò il tema religioso nella Gloria (1551-54, Prado), immagine di acuta funzionalità teologico-politica, quindi nella Deposizione (1559, ivi), nella S. Margherita (1560-65, ivi). Per Filippo II tornò ad eseguire dipinti mitologici, ma secondo una nuova interpretazione drammatica e negativa (Venere e Adone, 1554, Prado; Diana e Atteone e Diana e Callisto, 1556-59, Edimburgo, National gallery of Scotland; Morte di Atteone, 1570-76, Londra, National Gallery). Alla sofferta meditazione sul destino dell'uomo delle ultime opere fa riscontro la totale dissoluzione della forma, in un linguaggio fatto di tocchi di luce e colore, spesso dato sulla tela direttamente con le dita; una libertà espressiva per la quale T. accettò anche l'inadempienza dello spregiudicato committente spagnolo, che gli permetteva d'altro canto una totale libertà di invenzione e di interpretazione. Punti cruciali e conclusivi di questo itinerario sono l'Incoronazione di spine (1570, Monaco, Alte Pinakothek), il Supplizio di Marsia (1570, Krom??í , pinacoteca del castello), la Pietà (Venezia, gallerie dell'Accademia), dipinta per la propria tomba e rimasta incompiuta nel suo studio. Il figlio Orazio (n. 1515 circa - m. Venezia 1576) fu suo allievo e collaboratore.

Fonte: http://www.treccani.it/enciclopedia/tiziano-vecellio/

Titian, Italian in full Tiziano Vecellio or Tiziano Vecelli, (born 1488/90, Pieve di Cadore, Republic of Venice [Italy]—died August 27, 1576, Venice), the greatest Italian Renaissancepainter of the Venetian school. He was recognized early in his own lifetime as a supremely great painter, and his reputation has in the intervening centuries never suffered a decline. In 1590 the art theorist Giovanni Lomazzo declared him “the sun amidst small stars not only among the Italians but all the painters of the world.” The universality of Titian’s genius is not questioned today, for he was surpassingly great in all aspects of the painter’s art. In his portraits he searched and penetrated human character and recorded it in canvases of pictorial brilliance. His religious compositionscover the full range of emotion from the charm of his youthful Madonnas to the tragic depths of the late Crucifixion and the Entombment. In his mythological pictures he captured the gaiety and abandon of the pagan world of antiquity, and in his paintings of the nude Venus (Venus and Adonis) and the Danae (Danae with Nursemaid) he set a standard for physical beauty and often sumptuous eroticism that has never been surpassed. Other great masters—Rubens and Nicolas Poussin, for example—paid him the compliment of imitation. The traditional date of Titian’s birth was long given as 1477, but today most critics favour the later date of 1488/90. Titian was the son of a modest official, Gregorio di Conte dei Vecelli, and his wife, Lucia. He was born in the small village of Pieve di Cadore, located high amid mountain peaks of the Alps, straight north of Venice and not far from the Austrian Tyrol. At the age of nine he set out for Venice with his brother, Francesco, to live there with an uncle and to become an apprentice to Sebastiano Zuccato, a master of mosaics. The boy soon passed to the workshop of the Bellini family, where his true teacher became Giovanni Bellini, the greatest Venetian painter of the day. Titian’s early works are richly evident of his schooling and also of his association as a young man with another follower of the elderly Giovanni Bellini—namely, Giorgione of Castelfranco (1477–1510). Their collaboration in 1508 on the frescoes of the Fondaco dei Tedeschi is the point of departure for Titian’s career, and it explains why it is difficult to distinguish between the two artists in the early years of the 16th century. Only ruined outlines of the frescoes survive, the Allegory of Justice being the chief scene assigned to Titian. The etchings (1760) of the frescoes by Antonio Maria Zanetti, already in a much faded condition, give a better notion of the idealism and the sense of physical beauty that characterize both artists’ work. The problem of distinguishing between the paintings of Giorgione and the young Titian is virtually insuperable, for there is little solid evidence and even less agreement among critics about the attribution of several works. The present tendency among Italian writers is to assign far too much to Titian in his youth.

It is certain that Titian’s first independent commission was for the frescoes of three miracles of St. Anthony of Padua. The finest in composition is the Miracle of the Speaking Infant. Another, the Miracle of the Irascible Son, has a very beautiful landscape background that demonstrates how similar in topography and mood are Titian’s and Giorgione’s works of this time. In fact, after Giorgione’s death in 1510, Titian assumed the task of adding the landscape background to Giorgione’s unfinished Sleeping Venus, a fact recorded by a contemporary writer, Marcantonio Michiel. Still Giorgionesque is the somewhat more lush setting of Titian’s Baptism of Christ (c. 1515), in which the donor, Giovanni Ram, appears at the lower right. The authorship of individual portraits is the most difficult of all to establish, but the Gentleman in Blue (so-called Ariosto) is certainly Titian’s because it is signed with the initials T.V. (Tiziano Vecellio). The volume and the interest in texture in the quilted sleeve seem to identify Titian’s own style. On the other hand, The Concert has been one of the most debated portraits, because since the 17th century it was thought to be most typical of Giorgione. The pronounced psychological content as well as the notable clarity of modelling in the central figure led 20th-century critics to favour Titian. Technique and the clear intelligence of the young Venetian aristocrat in the Young Man with Cap and Gloves has led modern critics to attribute this and similar portraits to Titian. The earliest compositions on mythological or allegorical themes show the young artist still under the spell of Giorgione in his creation of a poetic Arcadian world where nothing commonplace or sordid exists. The inspiration lies in the idyllic world of the love lyrics of the 16th-century Italian poets Jacopo Sannazzaro and Pietro Bembo. The Three Ages of Man, where the erotic relationship of the young couple is discreetly muted and a mood of tenderness and sadness prevails, is one of the most exquisite of these. The contemporary Sacred and Profane Love is likewise set in a landscape of extraordinary beauty, but here the allegory is less easily understood. The most generally accepted interpretation holds that the two women are the twin Venuses, according to Neoplatonic theory and symbolism. The terrestrial Venus, on the left, stands for the generative forces of nature, both physical and intellectual, while the nude Venus, on the right, represents eternal and divine love. Essentially an ideally beautiful young woman rather than a cruel biblical antiheroine is the lovely Salome.

https://www.britannica.com/biography/Titian




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