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Leonardo da VinciLeonardo
Vinci 15 aprile 1452 - Amboise, Francia 2 maggio 1519 Sepolto nella Cappella di Saint-Hubert a AmboiseVinci 15 april 1452 - Amboise, France 2 may 1519 Buried in the Chapel of Saint-Hubert in Amboise

Leonardo, Autoritratto, 1515 ca., Biblioteca Reale, TorinoLeonardo, Self-portrait, 1515 ca., Biblioteca Reale, Turin

Leonardo di ser Piero da Vinci (Anchiano, 15 aprile 1452 – Amboise, 2 maggio 1519)

Leonardo «Fu tanto raro e universale, che dalla natura per suo miracolo esser produtto dire si puote: la quale non solo della bellezza del corpo, che molto bene gli concedette, volse dotarlo, ma di molte rare virtù volse anchora farlo maestro.» (Anonimo Gaddiano, 1542). Vasari ne lodava la liberalità e la cortesia, anche se non mancava di notare che cominciava «molte cose e poi l'abbandonava». Era figlio illegittimo del notaio Piero da Vinci che, viste le sue inclinazioni, lo indirizzò alla bottega di Andrea del Verrocchio, una delle più importanti di Firenze, dove gli allievi venivano avviati a tutte le discipline, dalla pittura alla scultura fino alle arti applicate, con nozioni di carpenteria, meccanica, ingegneria e architettura. Inizia così l’apprendistato di una delle personalità più note di tutti i tempi, venerato e celebrato come un’icona. Fino dalle prime prove emerge una personalità contrastata ma fuori del comune, tuttavia frutto di quella felice congiuntura che saldava il potere economico e politico all’espressione artistica. Figlio del suo tempo ma eccezionalmente geniale, Leonardo assimila la solida preparazione di base e vi inserisce la sua personale sperimentazione. Il Paesaggio con fiume datato 5 agosto 1473 (GDSU), un disegno con una veduta a volo d'uccello della valle dell'Arno, dimostra già, oltre alla particolare tecnica di sfumare i colori coi polpastrelli, quell'attenzione verso la natura così caratteristica, che ha permesso di riconoscere la sua mano soprattutto negli sfondi di opere uscite dal grande atelier e in particolare nel notissimo Battesimo di Cristo (Firenze, Uffizi). Nelle prove giovanili le citazioni verrocchiesche sono evidenti come nel leggio con zampe leonine dell'Annunciazione (Firenze, Uffizi), che ricorda la Tomba di Giovanni e Piero de' Medici in san Lorenzo. Di quel periodo è anche il Ritratto di Ginevra Benci (Washington, National Gallery), con il ginepro che le fa da sfondo in omaggio al suo nome, fresca citazione naturalistica in contrasto con la rigorosa sfericità del volto. Intanto l’artista si pone nell’orbita medicea sulla scorta del maestro, come dimostrano alcuni fogli con studi militari e di ingegneria probabilmente per il Magnifico e il disegno del cadavere impiccato di Bernardo di Bandino Baroncelli, l'assassino di Giuliano. L'Adorazione dei Magi (Firenze, Uffizi), commissionata nel 1481 dai monaci di San Donato a Scopeto, rimasta allo stato di abbozzo, è già indicativa del suo bisogno di sperimentazione anche sul versante dell’iconografia pur di fronte ad un tema tanto diffuso. Nel 1482 Leonardo viene inviato a Milano, in rappresentanza della cultura fiorentina, in un ambiente che gli risultò particolarmente congeniale per l'apertura alle novità scientifiche e tecnologiche; per Ludovico il Moro progettò sistemi d'irrigazione, dipinse ritratti, approntò scenografie per feste di corte, si dedicò a studi idraulici per il prosciugamento e per l'innalzamento delle acque in quella terra ricca di navigli, solcata da un'ampia rete di canali. In quegli anni il priore della Confraternita dell'Immacolata Concezione, gli commissionò la Vergine delle Rocce (Parigi, Louvre). L’artista, nonostante la strettezza dei termini contrattuali e le complesse vicende giudiziarie che portarono addirittura ad una seconda versione (Londra, National Gallery), interpretò il programma iconografico in maniera originalissima, raffigurando l'incontro tra san Giovannino e Gesù in un paesaggio incombente di rocce e vapori sfumati. Oltre ad alcune Madonne, dipinse diversi ritratti in cui poté mettere a frutto gli studi anatomici avviati a Firenze, interessandosi soprattutto ai legami tra la fisionomia e i "moti dell'animo", cioè gli aspetti psicologici e le qualità morali, come il Ritratto di musico, la Belle Ferronnière e la Dama con l'ermellino. Negli anni successivi le commissioni ducali si fecero sempre più frequenti. Leonardo concepì un particolarissimo monumento di Francesco Sforza su un cavallo impennato e alla fine del 1493 tutto era pronto per la fusione del "Colosso”, ma la calata di Carlo VIII in Italia impose di utilizzare il bronzo per la fabbricazione di armi, vanificando il progetto. Nel 1490 durante un viaggio a Pavia aveva incontrato Francesco di Giorgio Martini, architetto e autore del Trattato che riprendeva il De architectura di Vitruvio, da cui cominciò ad approfondire gli studi di architettura, sul corpo umano e sulle sue proporzioni, culminanti nel notissimo disegno dell’Uomo di Vitruvio. Nel 1494 gli fu commissionata l’Ultima Cena per il convento di Santa Maria delle Grazie; Leonardo attinse alla tradizione fiorentina reinterpretandola in maniera originale pur non trovandosi a suo agio con la pratica dell'affresco, poiché i veloci tempi di asciugatura dell'intonaco richiedevano un tratto deciso e rapido, non i lunghi studi e le numerose velature. Per questo inventò una tecnica mista di tempera e olio su due strati di intonaco, che si rivelò incompatibile con l’ambiente. Intanto dipingeva nella sala del Castello Sforzesco una foresta che dalla parete proietta rami e fogliame sul soffitto, dove il frutto del gelso (detto anche “morone”) allude a Ludovico il Moro. Quando nel 1499 Luigi XII conquistò Milano, Leonardo riparò a Mantova, ospite di Isabella d'Este, che gli commissionò un ritratto mai completato, poi raggiunse Venezia dove venne incaricato di progettare alcuni sistemi difensivi. Nel 1501 tornò a Firenze, nel 1502 lavorò per Cesare Borgia come architetto e ingegnere militare. Nel 1503 era nuovamente a Firenze, dove Pier Soderini gli affidò l'incarico dell'affresco della Battaglia di Anghiari in Palazzo vecchio di fronte alla Battaglia di Cascina di Michelangelo. Leonardo studiò una nuova tecnica recuperando dalla Naturalis historia di Plinio l'encausto, ma la vastità del dipinto non permise di raggiungere coi fuochi una temperatura sufficiente a far essiccare i colori, che colarono sull'intonaco tendendo a scomparire. In questo momento si colloca anche il suo più noto dipinto, la Gioconda, identificata tradizionalmente con Lisa Gherardini, moglie di Francesco Bartolomeo del Giocondo, dove l'aspetto formale – l'impaginazione nuova, la nobiltà dell'atteggiamento e la dignità del modello – ebbe un'azione risolutiva sulla tipologia del ritratto: l'anima è presente ma inaccessibile in un paesaggio reale ma sfumato fino all’irrealtà, dove la figura si inserisce con un rapporto del tutto particolare. Dietro espressa richiesta di re Luigi XII di Francia, Leonardo accettò di tornare a Milano dal luglio 1508. Il secondo soggiorno milanese, durato fino al 1513, pur interrotto da numerosi viaggi, fu molto intenso: dipinse la Sant'Anna, la Vergine e il Bambino con l'agnellino, completò, in collaborazione col De Predis, la seconda versione della Vergine delle Rocce e si occupò di problemi geologici, idrografici e urbanistici. Nell'incertezza della situazione, il 24 settembre 1513 con gli allievi più cari, il Melzi e il Salaì, partì per Roma sotto la protezione di Giuliano de' Medici, fratello del papa Leone X, e si dedicò ai prediletti studi scientifici, meccanici, di ottica e di geometria. Nel 1517 partì per la Francia assistito dai due fedeli discepoli. Progettò il palazzo reale di Romorantin, che Francesco I intendeva erigere per la madre Luisa di Savoia, lavorò all'allestimento di feste e apparati con la creazione di celebri automi. Il 23 aprile 1519 redasse il testamento, lasciando a Francesco Melzi, esecutore testamentario, «li libri [...] et altri Instrumenti et Portracti circa l'arte sua et industria de Pictori», oltre alla collezione dei disegni, morì il 2 maggio.

"Omo sanza lettere", che non conosceva il latino, si dedicò alla sperimentazione con la diretta osservazione dei fenomeni, riconoscendo la validità dell'alchimia, in quanto dagli elementi semplici della natura si ricavano dei composti, studiò geologia, astronomia, botanica, paleontologia e, in particolare, il corpo umano che lo affascinava come macchina perfetta per cui volle indagare le ossa, i muscoli, le arterie, le vene, i capillari, i meccanismi dell'occhio, riuscendo a capire le alterazioni senili e persino a intuire l'arteriosclerosi. Tra i suoi disegni anatomici impressionante il feto prima della nascita. Moltissimi sono anche gli studi e i progetti legati alla musica, in particolare la viola organista e la clavi-viola (Codice Atlantico), ma aveva pensato anche alla bicicletta, all'elicottero, al deltaplano, al salvagente, allo scafandro, a un'automobile spinta da un meccanismo a molla e a un telaio automatico, persino alla possibilità di proiettare immagini dal vero su un foglio dove potevano essere facilmente ricopiate, con la cosiddetta camera oscura. Anche la pittura per lui è scienza, rappresentando «al senso con più verità e certezza le opere di natura», mentre «le lettere rappresentano con più verità le parole al senso».

I manoscritti di Leonardo, lasciati in eredità a Francesco Melzi, cui aveva donato anche la biblioteca ricca di oltre centocinquanta volumi, pervennero dopo la sua morte allo scultore Pompeo Leoni che, per commerciarli più facilmente, li suddivise in diversi gruppi, mutandone l'aspetto originario e provocandone la dispersione.

Leonardo è sempre stato un personaggio avvolto da un alone di mistero, anche per la scrittura speculare, da destra a sinistra, tale da poter esser letta solo ponendo i fogli davanti a uno specchio, e l'abitudine, per divertimento, di inventare frasi in codice, anagrammi e rebus. Personalità complessa e poliedrica riveste un ruolo speciale che gli ha garantito fama universale e che sembra riassumersi nel celebre Autoritratto, un volto austero di anziano filosofo, un sapiente. 

Leonardo di ser Piero da Vinci (Anchiano, 15 April 1452 – Amboise, 2 May 1519)

Leonardo «was so rare and universal, that it can be said that he was made by nature as a miracle: not only the beauty of his body, which was well conceded, would endow him, but also many rare virtues would also make him the maestro.» (Anonimo Gaddiano, 1542). Vasari praised his liberality and courtesy, though he did not fail to note that he started «many things and then abandoned them». He was the illegitimate son of notary Piero da Vinci who, considering his talent, directed him to the workshop of Andrea del Verrocchio, one of the most important in Florence, where the pupils were inducted into all discipline, from painting and sculpture to applied arts, with notions from carpentry, mechanics, engineering and architecture. So began the apprenticeship of one of the best known figures of all time, venerated and celebrated as an icon. The personality emerging since the first tests was cintroversial but out of the ordinary, yet fruit of that happy marriage between economic-political power and artistic expression. Child of his time but exceptionally ingenious, Leonardo assimilated solid basic training and endowed it with his personal experimentation. Landscape with river, dated 5 August 1473 (GDSU), a drawing with a bird’s eye view of the Arno Valley, already demonstrates the special technique of tinging the colours with his fingertips, as well as his so distinguishing attention to nature, allowing us to recognise his hand especially in the backgrounds of works coming from the great atelier,in particular the renowned Baptism of Christ (Florence, Uffizi). In his youthful experiments, the Verrocchio references are clear, as in the lectern with leonine legs of the Annunciation (Florence, Uffizi), recalling the Tomb of Giovanni and Piero de' Medici in San Lorenzo. This period also produced the Portrait of Ginevra Benci (Washington, National Gallery), with the background juniper in homage to her name, a fresh naturalistic detail in contrast with the rigorous sphericity of the face. Meanwhile the artist was entering the Medici orbit through the maestro, as demonstrated by several sheets with military and engineering studies, probably for il Magnifico, and the drawing of the hanged corpse of Bernardo di Bandino Baroncelli, Giuliano’s assassin. The Adoration of the Magi (Florence, Uffizi), commissioned in 1481 by the monks of San Donato at Scopeto, still at the draft stage, already indicates his need to experiment, not least in its iconographical aspect, even before such a widespread theme. Vasari recalls how Leonardo also worked in sculpture “making from earth, in his youth, some female heads laughing, moving, formed through the art of chalk, and also heads of cherubs, as if from the hands of a maestro".

In 1482 Leonardo was sent to Milan, representing the Florentine culture, in an environment whose opening towards scientific and technological innovation he found particularly congenial; for Ludovico il Moro he planned irrigation systems, painted portraits, prepared sets for court festivals, and dedicated himself to hydraulic studies to dry and raise the waters in that land rich in waterways,  sailed through with its wide canal network. In 1483 the Prior of the Confraternity of the Immaculate Conception commissioned of him the Virgin of the Rocks (Paris, Louvre). Despite the tight contractual terms and complex legal events that would even lead to a second version (London, National Gallery), the artist interpreted the iconography programme with great originality, portraying the meeting between the young Saint John and Jesus in a lanscape with looming rocks and nuanced vapour.  As well as various Madonnas, he painted several portraits in which he could take advantage of the anatomical studies he started in Florence,  becoming mainly interested in the links between physiognomy and the "movements of the soul", meaning psychological aspects and moral qualities, such as the Portrait of Music, the Belle Ferronnière, and Cecilia Gallerani, the Lady with the Ermine, which alluded to the lady’s surname (galé in Greek) and also to the Honour of the Order of the Ermine, which Moro himself received from Ferdinand I of Naples in 1488. In the following years, the ducal commissions grew increasingly frequent. Leonardo conceived of a unique monument of Francesco Sforza on a rearing horse and at the end of 1493 everything was ready for the melting of the "Colossus”, but the arrival of Charles VIII to Italy imposed the use of bronze to manufacture arms, frustrating the project. During a trip to Pavia in 1490 he met Francesco di Giorgio Martini, architect and creator of the Treaty that took up Vitruvius’ De architectura, when he started to deepen his studies of architecture, the human body and proportions, culminating in the celebrated drawing of Vitruvian Man. In 1494 the Last Supper was commissioned of him for the Convent of Santa Maria delle Grazie; Leonardo drew on Florentine tradition and reinterpreted it originally, but felt ill at ease with fresco practice, as the short plaster drying time required decisiveness and rapidity instead of long study and numerous veiling. This is why he invented a technique mixing tempera and oil on two layers of plaster, which turned out to be incompatible with the environment. Meanwhile, in the hall of the Sforza Castle, he painted a forest projecting branches and foliage from the wall to the ceiling, where the fruit of the mulberry (also called “morone”) alludes to Ludovico il Moro. When Luigi XII conquered Milan in 1499, Leonardo went to Mantua, guest of Isabella d'Este, who commissioned a portrait that was never completed; then he reached Venice, where he was asked to plan several defence systems. In 1501 he returned to Florence; in 1502 he worked for Cesare Borgia as an architect and military engineer, perfecting a new type of gunpowder, flying machines and tools for underground war. In 1503 he was again in Florence, where Pier Soderini entrusted him with the task of of the Battle of Anghiari in Palazzo Vecchio, facing Michelangelo’s Battle of Cascina. Leonardo studied a new technique, taking the encaustic work from Pliny’s Naturalis historia, but the vastness of the painting meant the fires could not reach sufficient temperature to dry out the colours, which dripped onto the plaster and tended to disappear. This was also the time of his best known painting, the Mona Lisa, traditionally identified with Lisa Gherardini, wife of Francesco Bartolomeo del Giocondo, where the formal aspect – the new layout, the nobility of attitude and the dignity of the model – was decisive for the typology of the portrait: the soul is present but inaccessible in a landscape that is real but fades to irreality, where the figure is inserted with a remarkable relationship. At the express request of King Louis XII of France, Leonardo agreed to return to Milan from July 1508. The second Milanese stay, lasting until 1513 but interrupted by numerous journeys, was very intense: he painted the Virgin and Child with Saint Anne, completed the second version of the Virgin of the Rocks in collaboration with De Predis, and worked on geological, hydrographic and urbanistic problems. Given the uncertainty of the situation, on 24 September 1513 he and his closest pupils Melzi and Salaì left for Rome under the protection of Giuliano de' Medici, brother of Pope Leo X, and dedicated himself to his beloved science, mechanics, optics and geometry studies. In 1517 he went away to France, assisted by two faithful disciples. He planned the Royal Palace of Romorantin, which Francis I intended to erect for his mother Louise of Savoia, and worked on setting up celebrations and apparatus by creating  famous automatons. On 23 April 1519 he drafted his will, leaving to Francesco Melzi, the estate lawyer, «the books [...] and other Instruments and Drawings on his art and professor as a Painter», as well as the collection of drawings. He died on 2 May.

This "omo sanza lettere", who did not know Latin, dedicated himself to experimenting on the direct observation of phenomena, recognising the validity alchemy, in that the simple elements of nature yielded combinations; he studied geology, astronomy, botany, paleontology and, in particular, the human body, which fascinated him as the perfect machine, so he wanted to look into the bones, muscles, arteries, veins, capillaries and eye mechanisms, managing to understand senile alterations and even sense arteriosclerosis. His impressive anatomical drawings include the fetus before birth. There are also many studies and projects linked to music, in particular the la viola organista and thee la clavi-viola (Codice Atlantico), but he also thought of the bicycle, helicopter, hang glider, life jacket, diving suit, spring-driven car and automatic chassis and even the possibility of projecting real images onto a leaf, where they could easily be copied with the so-called darkroom. Even painting was science for him, representing «works of nature to sense with more truth and certainty», while «letters represent the words to sense with more truth».

After his death, Leonardo’s manuscripts, bequeathed to Francesco Melzi, to whom he also donated his library, rich in over 150 volumes, reached sculptor Pompeo Leoni, who, to trade them more easily, divided them into several groups, changing their original appearance and leading to their dispersion. 

The character of Leonardo has also been enshrouded in mystery, not least for his reverse writing, from right to left, so it can only be read if one places the sheets before a mirror, and his habit – for fun – of inventing sentences in code anagrams and rebuses. This complex, polyhedral personality has a special role which has guaranteed him universal fame and seems to be summarised in the famed Self-portrait, the austere face of an ancient philosopher, a wise man.  




Opere riprodotte da Le Mostre Impossibili

Works reproduced by Impossible Exhibitions

Uvres reproduites de Le Mostre Impossibili