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Ritratto di musico Portrait of a Musician
Leonardo da VinciLeonardo
Pinacoteca AmbrosianaPinacoteca AmbrosianaPinacoteca Ambrosiana, MilanoMilanMilan, ItaliaItalyItalie
olio su tavolaoil on panel, 43 x 31 cm., anno 1485

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Lo storico dell'arte Luca Beltrami per primo attribuisce l’opera a Leonardo quando riconosce il cartiglio musicale e connette la lacunosa iscrizione CANT[UM] ANG[ELICUM] all’Angelicum ac divinum opus musicae (1508), trattato composto dal maestro di cappella del Duomo di Milano Franchino Gaffurio, riconoscendone le sembianze nel dipinto vinciano. È stata però anche prospettata l’ipotesi di identificare l’effigiato con il musicista francese Josquin des Prez al servizio di Ludovico Sforza, detto il Moro. Nella concentrazione della figura, colta di tre quarti, l’artista è in grado di mettere a fuoco con mirabile semplità il carattere del soggetto e di offrire una resa introspettiva del ritratto, avvalendosi delle scoperte relative ai “moti dell’anima”. 

Testo di Maria Teresa Tancredi

 

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APPROFONDIMENTO

L'impostazione a mezzo busto di tre quarti, comune per la ritrattistica dell'epoca, conferisce un risalto plastico alla figura che cattura l'attenzione per lo sguardo magnetico, per quanto fisso lontano, di quegli occhi intensi ed espressivi, che ricordano l’angelo nella Vergine delle rocce del Louvre, indagati fino a cogliere la leggera diversità della pupilla destra rispetto alla sinistra, a cui Carlo Pedretti collega un passo sulla dilatazione delle pupille, in relazione alla diminuzione della luce. Il nero dello sfondo esalta i tratti del volto, segnati e realistici ma plasmati dalle tonalità luminose del digradare dei toni bruno dorati che scolpiscono la bocca carnosa e il naso leggermente allungato. La massa dei ricci di un caldo castano con luminescenze dorate incornicia il volto secondo la moda  giovanile confacente all'età dell'effigiato e si accende nel rosso della piccola berretta a tocco. La veste viene ritenuta un frettoloso intervento posteriore, forse dello stesso Leonardo, ma il nero rigoroso del farsetto si interrompe per il taglio netto che, come usava, crea un raffinato contrasto cromatico con il tocco leggiadro del bianco della camicia evidente sul petto e nella linea del colletto. L'attenzione ai dettagli dell'abbigliamento connota il giovane come partecipe di uno stato sociale di un certo livello, consono alle proposte di identificazione dell'effigiato.

I caratteri tradizionali del ritratto, come la postura e il gesto della mano che mostra il cartiglio, appoggiata a un parapetto secondo la tipologia alla fiamminga, acquistano particolare spessore nella forte introspezione psicologica sull'esempio di Antonello da Messina. Persino la fissità del personaggio, immobile e assorto, pare suggerire la concentrazione nella sua arte come se il pittore che lo ritrae cercasse di esplorare e render visibili i suoi pensieri. E' noto come Leonardo tentasse di cogliere gli stati d'animo per tradurli in pittura proprio attraverso lo studio dei dettagli fisici e con un consapevole uso del colore e della luce, oltre che del disegno. 

Testo di Giovanna Lazzi

 

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Art historian Luca Beltrami first attributed the work to Leonardo, and, considering the musical scroll, connected the missing inscription CANT[UM] ANG[ELICUM] to Angelicum ac divinum opus musicae, a tract composed in 1508 by the master of the Milan Dome Chapel, Franchino Gaffurio, recognising his countenance in the Leonado's painting. But there was also the possible hypothesis identifying the subject with French musician Josquin des Prez, in the service of Ludovico Sforza. In the concentration of the figure, taken at three quarters, the artist focuses on the man’s character with admirable swiftness and makes the portrait introspective, using discoveries relating to “motions of the soul”. 

Text by Maria Teresa Tancredi

 

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The half-bust, three-quarter setting is common for portraits of the period, and gives plastic prominence to the figure, who captures our attention with his magnetic gaze, even though it looks into the distance, and those intense, expressive eyes, which recall the angel in the Virgin of the Rocks in the Louvre, to the point of making the right pupil slightly different from the left one, to which Carlo Pedretti connects a passage on pupil dilatation in relation to lowering of the light. The black background highlights the facial features, which are marked and realistic, but shaped by the luminous tones of the fading golden brown tints that sculpt the fleshy mouth and slightly elongated nose. The mass of chestnut-warm, golden-bright curls frames the face in accordance with the youthful fashion befitting the subject’s age, and brightens in the red of the small academic cap. The gown is considered a hasty later addition, perhaps by Leonardo himself, but the rigorous black of the doublet is interrupted by a sharp cut which, as per tradition, creates a refined chromatic contrast with the handsome touch of the white of the shirt, evident on the chest and in the neckline. The attention to detail in the clothing makes the young man part of a rather elevated social status, consonant with his possible identifications. The traditional features of the portrait, such as posture and the gesture of the hand showing the cartouche, placed on a parapet in accordance with the Flemish-style typology, acquire special depth in the weighty introspection, following the example of Antonello da Messina. Even the character’s fixedness, immobile and engrossed, seems to suggest concentration on his art, as if the painter depicting him wanted to explore and make visible his thoughts. It is well known that Leonardo attempted to grasp moods and transfer them to pictures through the study of physical detail and confident use of not only painting but also of colour and light. 

Text by Giovanna Lazzi

 

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