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PrimaveraPrimavera
Sandro BotticelliSandro Botticelli
Galleria degli UffiziGalleria degli UffiziGalleria degli Uffizi, FirenzeFlorenceFlorance, ItaliaItalyItalie
Tempera su tavolaTempera on panel, 203 x 314 cm., anno 1482 ca.


Il dipinto venne eseguito per Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici (1465-1503), cugino di secondo grado di Lorenzo il Magnifico. Gli inventari di famiglia del 1498, 1503 e 1516 hanno anche chiarito la sua collocazione originaria, nel Palazzo di via Larga, dove rimase prima di essere trasferita nella Villa di Castello, dove il Vasari riferisce di averla vista nel 1550, accanto alla Nascita di Venere. Il titolo con cui è universalmente conosciuto il dipinto deriva proprio dall'annotazione del Vasari ("Venere che le Grazie fioriscono, dinotando Primavera"), dalla quale derivano anche le linee cardine su cui si sono mossi tutti i tentativi di interpretazione. In un ombroso boschetto, che forma una sorta di semi-cupola di aranci colmi di frutti e arbusti sullo sfondo di un cielo azzurrino, sono disposti nove personaggi, in una composizione bilanciata ritmicamente e fondamentalmente simmetrica attorno al perno centrale della donna col drappo rosso e verde sulla veste setosa. Il suolo è composto da un verde prato, disseminato da un'infinita varietà di specie vegetali e un ricchissimo campionario di fiori: nontiscordardimé, iris, fiordaliso, ranuncolo, papavero, margherita, viola, gelsomino, ecc.
I personaggi e l'iconografia generale vennero identificati nel 1888 da Adolf Gaspary, basandosi sulle indicazioni di Vasari, e, fondamentalmente, non sono più stati messi in discussione. Cinque anni dopo Aby Warburg articolò infatti la descrizione che venne sostanzialmente accettata da tutta la critica, sebbene sfugga tuttora il senso complessivo della scena. L'opera è, secondo una teoria ampiamente condivisa, ambientata in un boschetto di aranci (il giardino delle Esperidi) e va letta da destra verso sinistra, forse perché la collocazione dell'opera imponeva una visione preferenziale da destra. Zefiro, vento di sud ovest e di primavera che piega gli alberi, rapisce per amore la ninfa Clori (in greco Clorìs) e la mette incinta; da questo atto ella rinasce trasformata in Flora, la personificazione della stessa primavera rappresentata come una donna dallo splendido abito fiorito che sparge a terra le infiorescenze che tiene in grembo. A questa trasformazione allude anche il filo di fiori che già inizia a uscire dalla bocca di Clori durante il suo rapimento. Al centro campeggia Venere, inquadrata da una cornice simmetrica di arbusti, che sorveglia e dirige gli eventi, quale simbolo neoplatonico dell'amore più elevato. Sopra di lei vola il figlio Cupido, mentre a sinistra si trovano le sue tre tradizionali compagne vestite di veli leggerissimi, le Grazie, occupate in un'armoniosa danza in cui muovono ritmicamente le braccia e intrecciano le dita. Chiude il gruppo a sinistra un disinteressato Mercurio, coi tipici calzari alati, che col caduceo scaccia le nubi per preservare un'eterna primavera.

Fonte: Wikipedia

The painting was painted for Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici (1465-1503), second cousin of Lorenzo il Magnifico. The family inventories of 1498, 1503 and 1516 also clarified its original location, in the Palazzo in Via Larga, where it remained before being transferred to the Villa di Castello, where Vasari reports having seen it in 1550, next to the Birth of Venus. The title under which the painting is universally known derives from Vasari's annotation ("Venus that the Graces bloom, giving birth to Spring"), from which also derive the pivotal lines on which all attempts at interpretation were made. In a shady grove, which forms a sort of semi-dome of orange trees full of fruits and shrubs against the background of a blue sky, nine characters are arranged in a composition rhythmically and fundamentally symmetrically balanced around the central pivot of the woman with the red and green drape on her silky dress. The soil is composed of a green meadow, scattered with an infinite variety of plant species and a rich sample of flowers: forget-me-nots, irises, cornflower, buttercup, poppy, daisy, violet, jasmine, etc..
The characters and general iconography were identified in 1888 by Adolf Gaspary, based on Vasari's indications. In fact, five years later Aby Warburg articulated the description which was substantially accepted by all the critics, although the overall sense of the scene still eludes us. The work is, according to a widely shared theory, set in an orange grove (the garden of Hesperides) and should be read from right to left, perhaps because the location of the work imposed a preferential view from the right[2]. Zephyr, a south-westerly and spring wind that bends the trees, kidnaps for love the nymph Clori (in Greek Chlorìs) and makes her pregnant; from this act she is reborn transformed into Flora, the personification of the spring itself represented as a woman with a splendid flowery dress that spreads on the ground the inflorescences she holds in her lap. To this transformation also alludes the thread of flowers that already begins to come out of Chlorine's mouth during her abduction. In the center stands Venus, framed by a symmetrical frame of shrubs, which watches and directs events, as a neoplatonic symbol of the highest love. Above her flies her son Cupid, while on the left are her three traditional companions dressed in very light veils, the Graces, busy in a harmonious dance in which they rhythmically move their arms and intertwine their fingers. Closing the group on the left is a disinterested Mercury, with his typical winged shoes, who with the caduceus chases away the clouds to preserve an eternal spring.