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Belle Ferronnière Ritratto di dama Belle Ferronnière Portrait of a Lady
Leonardo da VinciLeonardo
Museo del LouvreLouvre MuseumMusée du Louvre, ParigiParisParis, FranciaFranceFrance
olio su tavolaoil on panel, 72 x 44 cm., anno 1490 - 1495


Il dibattito sul riconoscimento del personaggio ritratto è ancora in corso, spesso collegato ai versi di un componimento poetico (Milano, Biblioteca Ambrosiana, codice Atlantico), attribuito ad Antonio Tebaldeo, allusivi a un ritratto di Lucrezia Crivelli eseguito dal genio toscano durante il soggiorno del 1483-99 nella Milano di Ludovico Sforza. Protettore dell’artista, il Moro intrattiene con la Crivelli una relazione amorosa coronata dalla nascita di un figlio. Nel consapevole riserbo della figura, accentuato dal nero di fondo e dal magnetico sguardo fisso verso l’esterno, il dipinto testimonia l’incalzante affermazione dell’innovativa concezione impressa da Leonardo al genere ritrattistico, incentrata sulla preminenza accordata alla scoperta vinciana dei “moti dell'animo”.

 Testo di Maria Teresa Tancredi

 

APPROFONDIMENTO

La denominazione con cui il dipinto è universalmente noto - letteralmente "la bella moglie di un mercante di ferramenta" - è dovuta a un errore di catalogazione del tardo XVIII secolo: "Ferronnière" si riferisce infatti al nastro che le cinge la fronte, che prese il nome da Madame Ferron, amante di Francesco I di Francia chiamata in Italia "lenza", con un piccolo rubino al centro, perfettamente intonato alla tonalità accesa ma raffinata dell'abito, che si riverbera nel colorito del volto, incorniciato dai capelli lisciati e raccolti poi in una lunga treccia.

I dettagli dell'abbigliamento, resi con grande cura, mostrano l'attenzione alla moda nelle maniche staccabili che danno vita al gioco degli sbuffi della camicia. La torsione del busto mette in evidenza la testa che si volge invece frontalmente con lo sguardo penetrante ma distaccato, e quel tanto di enigmatico che si coglie nei ritratti leonardeschi, dove l'intensa introspezione psicologica, l'attenzione ai "moti dell'animo", isola tuttavia la figura in una sfera inaccessibile. 

 Testo di Giovanna Lazzi

 

The debate to identify the lady portrayed is still ongoing, and often linked to the verses of a poetic composition (Milan, Biblioteca Ambrosiana, Atlantic code), attributed to Antonio Tebaldeo, alluding to a portrait of Lucrezia Crivelli by the Tuscan genius during his stay in Ludovico Sforza's Milan from 1483 to 1499. Patron of the artist, The Moor enjoyed an amorous relationship with Crivelli, culminating in the birth of a son. In the figure's conscious reserve, heightened by the black background and her magnetic stare outwards, the painting testifies the compelling affirmation of Leonardo's innovative conception of the portrait genre, centred on pre-eminence accorded to the Vincean discovery of “motions of the soul”.

Text by Maria Teresa Tancredi

 

FIND OUT MORE

The name by which the painting is universally known (literally "the beautiful wife an iron merchant") derives from a cataloguing error in the late XVIII century: "Ferronnière" actually refers to the bow around her brow, which took its name from Madame Ferron, the lover of Francis I, King of France. Called "lenza" in Italian, it has a small ruby in the centre, in perfect tune with the bright but refined tones of the dress, reverberating in the flush of the face, framed by hair that has been smoothed and gathered into a long braid.

The details of the clothing, rendered with great care, show attention to fashion in the detachable sleeves which enliven the puff of the blouse. The twist of the bust highlights the head, which rather turns frontally, its gaze piercing but distant, with that enigmatic quality found in Leonardesque portraits, where the intense psychological introspection, attentive to the "movements of the soul", isolates the figure in an inacessible sphere.

Text by Giovanna Lazzi

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