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Maestà del LouvreSta. Trinità Madonna
Giovanni CimabueGiovanni Cimabue
Museo del LouvreLouvre MuseumMusée du Louvre, ParigiParisParis, FranciaFranceFrance
Tempera e oro su tavolaTempera and gold on a panel, 424 x 276 cm., anno 1280 c.


Il dipinto, che si trovava nella chiesa di San Francesco a Pisa (dove lo videro Antonio Billi, l'Anonimo Magliabechiano e Giorgio Vasari), venne trasportato a Parigi nel 1812, durante l'occupazione napoleonica da Jean Baptiste Henraux, su interessamento diretto dell'allora direttore del Museo Napoleone, particolarmente desideroso di implementare le raccolte di pittura "primitiva" italiana. Dal 1814 fu esposta al Louvre. Dopo le restituzioni la grande tavola fece parte di quei circa 100 dipinti che rimasero in Francia, per via delle grosse dimensioni che ne rendevano difficoltoso il trasporto.

Fu restaurata nel XIX secolo, mediante un intervento assai criticato che avrebbe portato ad una pulitura eccessiva del colore. Un'ulteriore restauro fu compiuto nel 1937-1938.

La tavola fu ascritta a Cimabue, con maggiori o minori interventi di bottega, dalla maggior parte dei critici sin dall'Ottocento. Tra questi ci sono Wackernagel, Strzygowski, Sirén, Battisti, Nicholson, Gardner, Smart, Ayer, Thode, Frey, Adolfo Venturi, Berenson, Salmi, Toesca, Garrison, Lazarev, White, Sinibaldi, Ragghianti, Samek Ludovici, Salvini, Caleca e Bellosi. Propesero per una datazione giovanile Longhi, Volpe, Marcucci, Bologna. L'attribuirono a un seguace Aubert e Van Marle. Negarono del tutto l'autografia Da Morrona, Douglas, Suida, Soulier e Sindona (alcuni di essi però la videro prima del restauro del 1937-38, e in un periodo in cui non erano ancora stati chiariti i confini attributivi con Duccio e la sua cimabuesca Madonna Rucellai). Battista, che la ipotizzava realizzata quando Cimabue era a Pisa per i mosaici del Duomo, pensò a un'opera avviata dal maestro e conclusa, con qualche travisamento, da altri pittori.

The painting, which was in the church of San Francesco in Pisa (where Antonio Billi, the Anonymous Magliabechian and Giorgio Vasari saw it), was transported to Paris in 1812, during the Napoleonic occupation by Jean Baptiste Henraux, with the direct interest of the then director of the Napoleon Museum, particularly eager to implement the collections of "primitive" Italian painting. From 1814 it was exhibited in the Louvre. After the returns, the large panel was one of about 100 paintings that remained in France, due to its large size, which made it difficult to transport.

It was restored in the 19th century, through a much criticized intervention that would have led to an excessive cleaning of the colour. A further restoration was carried out in 1937-1938.

The panel was attributed to Cimabue, with more or less workshop interventions, by most critics since the nineteenth century. Among them are Wackernagel, Strzygowski, Sirén, Battisti, Nicholson, Gardner, Smart, Ayer, Thode, Frey, Adolfo Venturi, Berenson, Salmi, Toesca, Garrison, Lazarev, White, Sinibaldi, Ragghianti, Samek Ludovici, Salvini, Caleca and Bellosi. Propesero for a juvenile dating Longhi, Volpe, Marcucci, Bologna. They attributed it to a follower Aubert and Van Marle. They completely denied the autograph Da Morrona, Douglas, Suida, Soulier and Sindona (some of them, however, saw it before the restoration of 1937-38, and at a time when the attributive boundaries with Duccio and his cimabuesca Madonna Rucellai had not yet been clarified). Baptist, who hypothesized it was made when Cimabue was in Pisa for the mosaics of the Duomo, thought of a work started by the master and completed, with some misinterpretation, by other painters.