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Bacco - San Giovanni Bacchus Saint John the Baptist
Leonardo da VinciLeonardo
Musée du LouvreMusée du Louvre, ParigiParis, FranciaFrance
olio su tavola trasportato su telaOil on walnut panel transferred to canvas, 177 x 115 cm., anno 1513-1519


La paternità vinciana dell’opera, nell’Ottocento trasferita da tavola su tela, è oggetto di dispute. Parte della critica intravede il coinvolgimento di collaboratori, intervenuti su un indubbio prototipo del maestro. Alla produzione certa di Leonardo rinviano la conformazione e il trattamento del paesaggio, l’inserto vegetale nell’angolo sinistro, la parete rocciosa a destra. La figura di Bacco, contraddistinta dai topici attributi dei pampini e della pelle di pantera, ritraeva in origine un San Giovanni Battista, singolare ripensamento iconografico riconducibile forse alla descrizione offertane da Cassiano del Pozzo (1625): «è opera delicatissima, ma non piace molto perché non rende punto di devozione né ha decoro». 

 Testo di Maria Teresa Tancredi 

 

APPROFONDIMENTO

L'opera doveva esser nata come San Giovanni Battista nel deserto, e come tale, è stato copiato dagli artisti del primo '500, ma venne trasformato in Bacco alla corte francese, forse per le inusitate particolarità iconografiche dell'atteggiamento e del paesaggio naturalistico, lontani dalla tradizione iconografica cristiana che lo facevano apparire disdicevole, come commentava Cassiano del Pozzo nel 1625 che lo vide al castello di Fontainebleau  “La figura, minore di un terzo del vero, è opera delicatissima ma non piace molto perché non rende punto di devozione ne ha decoro ovvero similitudine: è assise a sedere, vi si vede sasso e verdura di paesi con aria” (Biblioteca Vaticana, ms. Barberiniano latino 5688). Tra il 1683 e il 1695 avvenne la trasformazione in un dio pagano con aggiunte e modifiche: la corona di pampini, la pelle di pantera, il tirso mutato in croce. I raggi X evidenziarono questi interventi ma non stabilirono la netta separazione cronologica fra la pittura di Leonardo e quella appartenente al pittore dell’intervento posteriore, in quanto l’opera – per essere trasferita dalla tavola alla tela – subì un trattamento di cerussa, sostanza che impedì parzialmente ai raggi X di impressionare chiaramente la pellicola. Vari allievi (Bernardino Bernazzano, Cesare da Sesto, Francesco Melzi) sono stati indicati per la stesura pittorica, ma l'ideazione della posa articolata così innovativa e il caratteristico paesaggio sfumato  sono  attribuiti a Leonardo. Il giovane si appoggia contro una roccia e il cupo colore bruno del dirupo alberato fa risaltare il corpo seminudo modellato da una luce rosata. Le gambe accavallate in una posa artefatta catturano lo sguardo, come il gesto perentorio della mano destra che indica il bastone nodoso impugnato con la sinistra, lo stesso gesto del dito indice dell'altro esemplare di San Giovanni del Louvre, come lui bello, come lui con i connotati del Salaì nel volto, incorniciato da ricci fluenti dove spiccano gli occhi che paiono incantare lo spettatore. E in lontananza compare anche il cervo, noto simbolo cristologico. 

Testo di Giovanna Lazzi

The Vincean paternity of the work, transferred from wood to canvas in the 1800’s, is subject to dispute. Some of the critics glimpse the involvement of collaborators, intervening on an undoubted prototype of the master’s. Leonardo’s certain production is hinted at by the conformation and treatment of the country, the vegetal insertion in the left corner and the rocky wall to the right. The figure of Bacchus, distinguished by the topical attributes of vine-leaves and panther-skin, portrayed in origine Saint John the Baptist, a singular iconographic re-thinking that could be traced back to the description offered by Cassiano del Pozzo (1625): «it is a very delicate work, but it is not very pleasant because it neither renders the features of devotion nor has decorum». 

Text by Maria Teresa Tancredi

 

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The work was to be Saint John the Baptist in the Desert, and was as such copied by artists of the early 16th century, but transformed into Bacchus at the French court, perhaps due to the uncommon iconographic peculiarity in the attitude and naturalistic landscape, far from the Christian iconographic tradition, which made it appear improper, as Cassiano del Pozzo commented in 1625 on seeing it at Fontainebleau Castle: “The figure, less than a third of life size, is a delicate work, but not overly pleasing, because it does not become a devotional piece, or enjoy decorum and similarity: he is seated, rocks and landscape vegetation is seen with air” (Biblioteca Vaticana, ms. Barberiniano latino 5688). Between 1683 and 1695 it was turned into a pagan god with additiona and modifications: the vine leaf crown, the panther skin, the thrysus that becomes a Cross. X rays revealed these interventions but did not establish the clear chronological separation between Leonardo’s painting and that of the later artist, in that the work, to be transferred from panel to canvas, was treated with ceruse, a substance that partially hindered the X rays from exposing the film clearly. Various students (Bernardino Bernazzano, Cesare da Sesto, Francesco Melzi) have been credited with the pictorial layout, but the highly articulate, innovative pose and the ‘sfumato’ landscape are attributed to Leonardo. The youth leans on a rock and the dark brown of the wooded crag brings out the half-nude body, modelled by pink light. One is struck by the artificially crossed legs and the peremptory gesture of the right hand, indicating the gnarled staff held in his left hand, the same sign as the index finger of the other – Louvre – Saint John, who is also handsome and has the facial features of Salaì, framed by flowing curls highlighting the eyes, which seem to enchant the viewer. And the deer, a famed Christological symbol, appears in the distance.

Text by Giovanna Lazzi

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