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Nascita di VenereBirth of Venus
Sandro BotticelliSandro Botticelli
Galleria degli UffiziGalleria degli UffiziGalleria degli Uffizi, FirenzeFlorenceFlorance, ItaliaItalyItalie
Tempera su telaTempera on canvas, 175 x 279 cm., anno 1485

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La notissima "Venere che nasce e quelle aure e venti che la fanno venire in terra con gli amori", secondo la descrizione del Vasari, si trovava nella residenza medicea di Castello come la Primavera, anche se la prima menzione in un inventario della villa risale al 1598. Botticelli utilizzò l'insolito supporto della tela di lino, su cui aggiunse un'imprimitura a base di gesso tinto di blu, per ottenere il particolare tono azzurrato, e la tecnica della tempera magra, cioè dei colori sciolti in colle animali e vegetali come leganti, per conferire la particolare luminosità simile all'affresco, l'oro per le lumeggiature a pennello, nei capelli della dea e a "missione", cioè con l'aggiunta di mordente, sui tronchi e sulle foglie. Sulla scorta delle fonti letterarie dell'inno omerico e delle Metamorfosi di Ovidio (II,27) rielaborati nelle Stanze del Poliziano, rappresenta l'arrivo della dea sull'isola di Cipro. Vediamo infatti "una donzella non con uman volto, da zefiri lascivi spinta a proda, gir sovra un nicchio" (Poliziano), nuda e bellissima appena coperta dalla massa dei capelli, sospinta dal soffio di Zefiro, abbracciato a Clori. Sulla riva una delle Ore della Primavera la accoglie con un manto ricamato di mirti, primule e rose. Seguendo probabilmente le istruzioni del De pictura di Leon Battista Alberti, Botticelli limitò il numero delle figure e rese autonomi tutti gli elementi della composizione, quasi solo giustapposti. La dea, con l'equilibrato bilanciamento del "contrapposto", deriva dal modello classico della Venus pudica, che si copre il seno e il ventre, e Anadiomene, nascente dalla spuma del mare, di cui i Medici possedevano una statua classica. Il volto ripetuto in varie figure sacre e profane, avrebbe come modella ideale Simonetta Vespucci, assurta a prototipo di bellezza nella corte del Magnifico. 

Come molte opere dell'artista deve essere letta su diversi piani: oltre alla narrazione del mito, l'aspetto più appariscente e superficiale, la dea rappresenta l'amore come energia vitale, incarnando il concetto di Humanitas, la Venere celeste intesa come bellezza spirituale, nobiltà dell'anima, eros come slancio verso la catarsi dello spirito e dell'intelletto, contrapposta a quella terrestre, carnale, secondo le istanze neoplatoniche. L'armonia dell'uomo con la natura è espressa dalla serenità degli elementi (acqua, aria, terra) e dal loro accogliere la bellissima donna, ma anche dalla ricerca di equilibrio compositivo: Zeffiro e l'Ora costruiscono i lati di un triangolo con al vertice Venere che diviene quindi l'elemento cardine dell'intera scena. Il corpo della dea, tracciato con studiato linearismo, si allunga depurato e spiritualizzato, diventando l'espressione della grazia, l'armonia tra qualità fisiche e morali. All'allegoria intellettuale di stampo neoplatonico si unisce l'allusione politica ai Medici, a cui alludono gli aranci, per l’assonanza fra il loro nome ‘mala medica’ e quello della famiglia, inoltre la coppia dei Venti è una citazione da una gemma ellenistica posseduta dal Magnifico e persino le tife, piante di fiume, potrebbero indicare l'Arno dove la Bellezza approda, difesa dal mantello della protezione medicea che fa rivivere a Firenze l'età dell'oro, secondo la ben nota propaganda culturale che vedeva nella città la nuova Atene e la nuova Roma.

Testo di Giovanna Lazzi

©Tutti i diritti riservati

The renowned "Venus being born and those breezes and winds bringing her to the earth with loves", according to Vasari’s description, was in the Medici Castello residence, as was Spring, though the first mention in a villa inventory goes back to 1598. Botticelli used the unusual support of linen canvas and added a primer based on blue-tinted chalk, to obtain the particular bluish tone, and the tempera magra technique, that is, colours melted in animal and vegetable glue as binders, to confer the particular fresco-style luminosity, and gold for the brush highlights, in the goddess’ hair and a "missione", that is, adding stain, on the trunks and leaves. On the heels of the literary sources, the Homeric hymn and the Metamorphoses Ovid (II.27) re-elaborated in the Stanze of Poliziano, it portrays the goddess’ arrival on the island of Cyprus. We see "a young woman with a non-human countenance, carried on a conch shell, wafted to the shore by playful zephyrs (Poliziano), nude, beautiful and barely covered by her mass of hair, driven by the Zephyr breeze, embraced at Chloris. On the bank, one of the Spring hours welcomes her with a mantle embroidered with myrtle, primroses and roses. Probably following the instructions of De pictura by Leon Battista Alberti, Botticelli limited the number of figures and made all the elements of the scene autonomous, almost entirely juxtaposed. With well “counterpoised” balance, the goddess derives from the classical model of Venus pudica, who covers her breasts and stomach, and Anadiomene, born from sea foam, a classical statue of whom the Medici possessed. The face, repeated in various sacred and profane figures, could be ideally modelled on Simonetta Vespucci, who had become the prototype of beauty in the court of the Magnificent. 

 Like many works by the artist, this should be read on many levels: beyond the narration of the myth, the most apparent, superficial aspect, the goddess represents love as vital Energy, incarnating the concept of Humanitas, Heavenly Venus understood as spiritual beauty, nobility of the soul, eros as a drive to spiritual, intellectual catharsis, contrasted with Earthly, carnal Venus, according to the Neo-Platonic instances. The harmony of man with nature is expressed by the serenity of the elements (water, air, earth) as they welcome the beautiful woman, but also by the search for compositional balance: Zephyr and the Hour form the sides of a triangle topped by Venus, who thus becomes the key element in the entire scene.

The goddess’ body, traced with studied linearity, lengthens in purity and spirituality, becoming the expression of grace, the harmony between physical and moral qualities. The intellectual, Neo-Platonic allegory is joined by the political allusion to the Medici, alluded to by the oranges as their name ‘mala medica’ sounds like the family’s, while the pair of Winds is a quotation from a Hellenistic gem owned by the Magnificent and even the cattails, river-plants, could indicate the Arno, where the Beauty lands, defended by the mantle of Medici protection that revives the Golden Age in Florence, according to the well known cultural propaganda that saw the city as the new Athens and Rome.

Text by Giovanna Lazzi 

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