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Giovanni Borgherini col maestro-astrologoGiovanni Borgherini and his Tutor
GiorgioneGiorgione
National Gallery of ArtNational Gallery of ArtNational Gallery of Art, Washington D.C.Washington D.C.Washington D.C., Stati Uniti d'AmericaUnited States of AmericaÉtats-Unis d'Amérique
Olio su telaOil on canvas, 47 x 61 cm., anno 1505 ca.


L’opera, databile al 1505 circa, è conservata alla National Gallery of Art di Washington D.C., dove giunge negli anni Sessanta del Novecento dopo una serie di vendite perpetratesi dal 1923, quando il dipinto risulta a Milano. Si tratta di un doppio ritratto identificabile con l’effigie ammirata da Giorgio Vasari nella dimora veneziana del fiorentino Giovanni Borgherini e menzionata nella biografia dedicata a Giorgione (Zorzo, Zorzi) da Castelfranco (Castelfranco Veneto, 1477/78-Venezia 1510) nella seconda edizione delle Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori […] ("il ritratto d'esso Giovanni quando era giovane in Venezia, e nel medesimo quadro il maestro che lo guidava"). Il quadro è un’efficace testimonianza delle innovazioni apportate, sul piano iconografico, alla pittura veneziana di inizio Cinquecento dall’artista. Sono infatti ascrivibili al suo pennello opere di soggetto profano che si attestano come espressioni di riferimenti culturali eterogenei, allegorici ed esoterici, spesso dall’enigmatico significato. A riprova delle difficoltà legate alla decifrazione di alcuni soggetti affrontati da Giorgione concorrono le ipotesi formulate sull’identità delle figure qui illustrate. Si suppone che il giovane Giovanni, con in pugno strumenti allusivi alla pittura e alla scrittura, accolga gli ammonimenti di un maestro astrologo – forse l’umanista veneziano Trifon Gabriele –. L’ignoto personaggio mostra infatti la sfera armillare, conosciuta anche come astrolabio sferico, indicando un cartiglio che reca il monito: “Non vale l’ingegno, se varranno i fatti” (NON VALET. / INGENIVM.NISI / FACTA/ VALEBVNT). Nell’insieme l’opera, sia pur molto restaurata, restituisce le sorprendenti capacità di Giorgione di imprimere sentimenti alle figure, indagarne le componenti psicologiche e farne emergere “la vivezza dello spirito” (Vasari 1550). Malgrado la sua breve parabola esistenziale, di cui si sa poco, interrotta dalla peste che devasta Venezia nel 1510, l’artista è però anche artefice di un rinnovamento epocale della cultura pittorica veneziana del primo Cinquecento. Giorgione formula un linguaggio orientato all’assenza di disegno, privilegiando l’utilizzo di luce e colore, sull’esempio di Giovanni Bellini, suo probabile maestro e protagonista della stagione del Rinascimento veneziano. In questo modo perfeziona la tecnica della pittura tonale che è predominante nell’universo figurativo veneziano del tempo e che è prontamente adottata dal suo sommo allievo Tiziano. 

Testo di MariaTeresa Tancredi  

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The work can be dated around 1505 and is kept at the National Gallery of Art, Washington D.C., arriving there in the 1970s after a series of sales ever since 1923, when the picture was reported at Milan. This double portrait can be identified with the effigy admired by Giorgio Vasari in the Florentine Giovanni Borgherini’s Venetian dwelling and mentioned in the biography dedicated to Giorgione (Zorzo, Zorzi) by Castelfranco (Castelfranco Veneto, 1477/78-Venice 1510) in the second edition of Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori […] ("the portrait of Giovanni himself when he was young in Venice and in the same picture the master guiding him"). The work bears effective witness to the iconographic innovations the artist brought to the Venetian painting of the early 1500s. Pieces with profane subjects can be ascribed to his brush, confirming expressions of heterogenic, allegorical or esoteric cultural references, often enigmatic in meaning. Difficulties in deciphering certain subjects faced by Giorgone correspond to the hypotheses formulated on the identity of the figures illustrates here. The young Giovanni, grasping tools alluding to painting and writing, is said to have heard the warnings of a young astrologer – perhaps the Venetian humanist Trifon Gabriele. The unknown subject does display the armillary sphere, also known as the spherical astrolabe, indicating a parchment bearing the warning: “Discussion is useless against the facts” (NON VALET. / INGENIVM.NISI / FACTA/ VALEBVNT). Overall the painting, although highly restored, demonstrates Giorgione’s surprising ability to impress feeling onto the figures, investigate their psychological components and draw out “the liveliness of spirit” (Vasari 1550). Despite its brief existential parabola, which little is known about and the plague devastating Venice in 150 interrupted, the artist creates epochal renewal in the painting culture of early 1500s Venice. Giorgione formulates a language approaching the absence of pictures, privileging the use of light and colours, following the example of Giovanni Bellini, his likely master and a key figure in the Venetian period of the Renaissance. In this way he perfects the technique of tonal painting that is predominant in the Venetian graphic universe of the time, promptly adopted by his greatest student Titian

 Text by MariaTeresa Tancredi  

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