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Giuditta con la testa di OloferneJudith
GiorgioneGiorgione
ErmitageHermitage MuseumMusée de l'Ermitage , San PietroburgoSaint PetersburgSaint-Pétersbourg, RussiaRussiaRussie
olio su tavola trasportata su telaOil on canvas trasferred from pane, 144 x 68 cm., anno 1504 ca.


Conservata all’Ermitage di San Pietroburgo, l’opera è concordemente ascritta a Giorgio (Zorzo, Zorzi) da Castelfranco detto Giorgione (Castelfranco Veneto, 1477/78 - Venezia 1510), probabile allievo di Giovanni Bellini a Venezia e maestro di Tiziano. La vicenda artistica, la parabola esistenziale, il catalogo del pittore risultano ancora oscuri e discussi. Sono ad esempio sconosciute anche la committenza e la genesi di questo dipinto. Sulla base di due affreschi, attribuiti a Giorgione e visibili nel duomo di Montagnana - David che ostenta la testa di Golia e Giuditta che contempla la testa di Oloferne (1501-02) -, è però ipotizzabile che l’opera sia parte di un dittico andato disperso. Difatti il pannello, in origine su tavola e trasposto su tela, ritrae a figura intera l’eroina biblica con lo sguardo rivolto sul capo reciso del re assiro. Giuditta, accompagnata dalla rilucente spada del delitto, è immersa in un’ambientazione paesistica emblematica dello stile giorgionesco e della tradizione pittorica lagunare. L’artista veneto si qualifica infatti come interprete eccelso della poetica del paesaggio veneziano, grazie a una formula declinata in chiave prospettico-cromatica che si colloca sull’asse delle ricerche belliniane ed è aggiornata sui risultati delle sperimentazioni leonardesche. Gli effetti della lezione di Leonardo, in transito a Venezia nel 1500, affiorano osservando il volto di Giuditta, sfumato e addolcito mediante l’impiego di pennellate soffici che infondono sentimenti e vita al personaggio. Tra le suggestioni catalizzate da Giorgione si segnala la conoscenza dell’arte di Albrecht Dürer, il quale soggiorna a Venezia, tra il 1505 e il 1507, lasciandovi una celebrata Madonna del Rosario. Sono di evidente ispirazione nordica il partito di pieghe increspate della veste indossata da Giuditta, impreziosita da un vistoso gioiello, che contribuiscono a enfatizzare il dettaglio della testa calcata e terrea di Oloferne, costruita attraverso un intenso gioco di chiaroscuri.

 Testo di Maria Teresa Tancredi

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Conserved in the Hermitage, Saint Petersburg, the work is agreed as Giorgio’s (Zorzo, Zorzi) by Castelfranco, called Giorgione (Castelfranco Veneto, 1477/78 – Venice 1510), Giovanni Bellini’s likely student at Venice and Titian’s master. The artistic history, existential parabola and painter’s catalogue remain obscure and controversial even now. For example, the commissioning and genesis of this work are unknown. But two two frescoes, which can be attributed to Giorgione and seen in Montagnana Cathedral – David with the Head of Goliath and Judith beheading Holofernes (1501-02) support the hypothesis that the piece is part of a lost ancient diptych. The panel, originally on wood and transferred to canvas, portrays the Biblical heroine full-figure, turning her gaze to the head of the decapitated Assyrian king. Judith, accompanied by the shining weapon of her crime, is immersed in a country setting emblematic of Giorgone’s style and the marine painting tradition. The Venetian artist qualifies himself as an outstanding interpreter of Venetrian landscape poetry, due to a prospectively, chromatically declined formula placed on the axis of Bellini’s research and renewed by the results of Leonardesque experiments. Leonardo passed Venice in 1500 and the effects of his lesson abound in the image of Judith’s face, sfumato and softened by the use of brush strokes giving the subject feeling and life. The suggestions catalysed by Giorgione include awareness of the art of Albrecht Dürer, who stayed at Venice between 1505 and 1507, leaving a celebrated Madonna of the Rosary. The Nordic inspiration is particularly evident in the playful, rippling folds in the dress Judith wears, embellished by a showy jewel, contributing to emphasising the detail of Holofernes’ traced, earthly head, built through an intense chiaroscuro play.

 Text by Maria Teresa Tancredi

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