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AutoritrattoSelf-portrait
Leonardo da VinciLeonardo
Biblioteca Reale Biblioteca Reale , TorinoTurin, ItaliaItaly
sanguigna su cartaRed chalk on paper, 34 x 22 cm., anno 1515


Il disegno è noto soprattutto perché “fotografa” le sembianze di Leonardo, diventando un’icona tra le più celebrate. E’realizzato a sanguigna, secondo una tecnica diffusissima nel Rinascimento, cioè con uno strumento composto da un materiale ferroso, conosciuto con il nome di ematite, ridotto in bastoncini, utilizzabile come una matita dal colore rossastro, da cui deriva il nome. Datato ai suoi ultimi anni di vita, quando l’artista viveva in Francia al servizio di Francesco I, dopo la sua morte (1519), con i manoscritti e il suo corpus di disegni e appunti, venne lasciato in eredità al fedele collaboratore Francesco Melzi, che lo portò alla sua villa a Vaprio d'Adda, presso Bergamo. Gli eredi dispersero la collezione, ma copia del disegno riprodotto in incisione ricomparve agli inizi del XIX secolo, per poi scomparire nuovamente fino al 1839, quando il collezionista Giovanni Volpato lo vendette a Carlo Alberto di Savoia, assieme ad altri 1585 disegni di grandi artisti come Raffaello e Michelangelo per 50.000 lire piemontesi, una cifra altissima pagata addirittura a rate. Dalle collezioni Savoia confluì poi alla Biblioteca Reale. Da allora costituì il prototipo per innumerevoli rappresentazioni dell'artista. Nonostante la maggior parte degli studiosi lo abbia considerato l'unico autoritratto, l'identificazione non è sicura; sono state, infatti, avanzate altre proposte come lo zio di Leonardo, Francesco da Vinci, o ser Piero da Vinci o una figura idealizzata di un saggio classico. Un confronto con la così detta Tavola Lucana, su cui negli ultimi tempi si è concentrata l’attenzione, non è poi così pertinente, in quanto nel dipinto è rappresentato un uomo sicuramente più giovane e con una ricerca espressiva assai differente. Il bellissimo disegno rappresenta un’innovazione nel genere del ritratto, traducendo i principi che lo stesso Leonardo aveva enunciato nel Trattato della Pittura: “Farai le figure in tale atto, il quale sia sufficiente a dimostrare quello che la figura ha nell’animo; altrimenti la tua arte non sarà laudabile”.

Il volto denuncia i segni del tempo, rughe evidenti solcano la fronte, si affondano attorno agli occhi, sulle guance e ai lati della bocca. I capelli lunghi ricadenti sulle spalle e la barba canuta ricordano il prototipo del filosofo, dell’uomo di scienza, accentuato dalla intensa severità dello sguardo. I dettagli sono molto curati, sebbene una zona appaia come non finita: per dare l'effetto del cranio liscio e calvo l'artista ricorse a pochissime linee, lasciando il foglio in alto quasi intonso. Si tratta certamente di un ritratto che rispecchia le caratteristiche somatiche dell’effigiato eppure ne ricerca la psicologia; l’artista riesce a conciliare la rappresentazione ideale di un prototipo concettuale, il sapiente, in obbedienza ai canoni dell’estetica classica, con il realismo dei tratti fisionomici nei quali si riflette l’anima stessa.

Testo di Giovanna Lazzi 

The drawing is mainly famous for “photographing” the features of Leonardo, becoming one of the most celebrated icons. It was made with red chalk, according to a very common technique in the Renaissance: with a tool made up of a ferrous material, known as hematite, broken down into sticks that could be used as reddish-coloued pencils, hence the name. Dated to the final years of his life, when the artist was living in Florence in the service of Francesco I, after his death (1519), it was, with the manuscripts and his corpus of sketches and notes, bequeathed to his faithful collaborator Francesco Melzi, who brought it to his villa at Vaprio d'Adda, in Bergamo. The heirs scattered the collection, but a copy of the drawing, reproduced as an engraving, reappeared in the early XIX secolo, to then disappear again until 1839, when collector Giovanni Volpato sold it to Charles Albert of Sardinia, together with a further 1585 skeches by great artists such as Raphael and Michelangelo for 50,000 Piedmont lire, a very high sum payable in installments. It then went from the Sardinia collection to Biblioteca Reale. Since then, it has been a prototype for numerous portraits of the artist. Though most scholars considered it the only self-portrait, identification is not assured; indeed, other suggestions have been made, such as Leonardo’s uncle, Francesco da Vinci, or ser Piero da Vinci, or an idealised figure from a classical text. Comparison with the so-called Lucan Portrait, the focus of attention over the last period, is not so pertinent, in that the man portrayed in that painting is surely younger and has a very different expression. The beautiful drawing represents innovation in the portrait genre, transferring the principles Leonardo himself enunciated in Treatise on Painting: “You shall make the figures in such an act that it is sufficient to show what is in the figure’s soul; otherwise, your art will not be worthy of praise”.

The face bears the marks of time: clear wrinkles  furrow the brow, deepen around the eyes, on the cheeks and at the sides of the mouth. The long hair falling on the shoulders and the hoary beard recall the protype of the philosopher, the man of science, accentuated by the intense seveity of gaze. The details are minute, though one zone looks incomplete: to give the effect of the smooth, bald cranium, the artist used very few lines, leaving the upper paper almost untouched. The portrait certainly refects the model’s somatic features but seeks his physcology; the artist succeeds in reconciling the ideal portrayal of a conceptual prototype, the wise man, obeying the canons of classical aesthetics, with the realism of the facial features in which the soul itself is mirrored.

Text by Giovanna Lazzi