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Ritratto di Sigismondo MalatestaPortrait of Sigismondo Malatesta
Piero della FrancescaPiero della Francesca
Museo del LouvreLouvre MuseumMusée du Louvre, ParigiParisParis, FranciaFranceFrance
Olio e tempera su tavolaTempera and oil on wood, 44 x 34 cm., year 1451


La tavola, a San Pietroburgo fino al 1889, passò nella collezione D’Ancona, poi in quella Contini-Bonacossi, e dal gennaio 1977 al Louvre. L'attribuzione di Giovanni Morelli a Piero della Francesca  fu confermata da Roberto Longhi prima della vendita al museo parigino e venne autorizzata all'esportazione con altri capolavori con un legge speciale che suscitò molte polemiche, nonchè successive perplessità da parte della critica. Piero della Francesca soggiornò nel 1451 presso la raffinata corte di Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini dal 1432 al 1468, e ritrasse il signore in preghiera davanti a san Sigismondo nell'affresco al Tempio Malatestiano, di cui il ritratto su tavola riprende le sembianze. Contro alla cupa tonalità del fondo il profilo si staglia netto come un cammeo inciso, con la potenza di un imperatore, secondo la tradizione delle medaglie e delle monete, probabilmente ispirato alla splendida medaglia di Pisanello del 1445 o a quella di Matteo de' Pasti del 1446. La suggestione dell'antico timbra l'ufficialità del ritratto, non contraddetta dall'attenta resa naturalistica dei dettagli somatici, frutto della dimestichezza con i pittori fiamminghi, soprattutto Rogier van der Weyden. Il profilo tagliente con il naso adunco e le labbra sottili dimostra che il personaggio non è idealizzato nella resa fisionomica, anzi proprio la fierezza dello sguardo e la postura eretta e ferma, nel rispetto della tradizione medaglistica romana, ne esalta le qualità di signore, rigido e dispotico ma degno di rispetto e onore, un vero uomo d'arme e di governo, monumentale e statuario come un busto antico. La morbidezza della pittura a olio addolcisce la tonalità dell'incarnato e la pettinatura a calotta, di moda presso le corti, incornicia degnamente il volto esaltandone i tratti. Il magnifico tessuto broccato d'oro, nella sua preziosità materica, sottolinea il rango e l'attenzione alla moda, così importante come segno di status e potere. La luce, ancora più intensa per l'astrazione del fondo scuro, plasma efficacemente la diversa consistenza dei materiali e indugia persino sulla minuziosa descrizione della pelliccia che borda la giornea, mossa da un leggero quasi impercettibile spostamento del braccio, tale da rendere vivo un personaggio altrimenti chiuso in una fissità fuori del tempo. Tramite questi dettagli il profilo diventa espressione della singolarità dell’individuo, nel solco della tradizione classica e della nuova concezione umanistica dell'uomo, senza dimenticare quel rigore delle proporzioni che contraddistingue l'arte di Piero.   

Testo di Giovanna Lazzi

©Tutti i diritti riservati

This work, at Saint Petersburg until 1889, passed to the D’Ancona and then Contini-Bonacossi collections, and from January 1977 the Louvre. Attribution by Giovanni Morelli to Piero della Francesca was confirmed by Roberto Longhi before sale to the Paris museum, and its exportation with other masterpieces was authorised by a special law that raised great debate, as well as later perplexity from the critics. 

In 1451 Piero della Francesca stayed at the refined court of Sigismondo Pandolfo Malatesta, Lord of Rimini from 1432 to 1468, and he portrated the lord in prayer before a Saint Sigismondo in the fresco at Malatesta Temple, whose appearance the panel portrait resumes. The profile stands out against the dark background tones, as clearly as an engraved cameo, with the power of an emperor, in accordance with the medal and coin tradition, probably inspired by the splendid medals by Pisanello in 1445 or Matteo de' Pasti in 1446. The hint of antiquity means the portrait is official, which is not contradicted by the naturalistic rendering of somatic details, fruit of mastery of Flemish painters, especially Rogier van der Weyden. The cutting profile with its hooked nose and thin lips shows that the character’s physiognomic rendering is not idealised; in fact, the very pride of the gaze and erect, firm posture, respecting the Roman medal tradition, bring out his lordly qualities, rigid and despotic, but worthy of respect and honour, a true man of art and government, monumental and statuesque like an ancient bust. The softness of the oil painting sweetens the tones of the subject, and the cap-like hairstyle, fashionable in the courts, worthily frames the face and heightens its features. The magnificent gold brocade texture with its material preciousness stresses the rank and attention to fashion, so important as a mark of status and power. The light, made even stronger by its abstraction from the dark background, effectively forms the different consistencies of the materials and even dwells on the minute description of the fur bordering the gown, moved by a light, almost imperceptible arm gesture, so as to enliven a character otherwise closed in timeless fixedness. These details make the profile an expression of the individual’s uniqueness, in the wake of the classical tradition and the new humanistic conception of man, without forgetting the rigour in proportions that distinguish Piero’s art.   

©Text by Giovanna Lazzi