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Giuditta e la sua ancellaJudith and her Maid
Artemisia GentileschiArtemisia Gentileschi
Galleria Palatina, Palazzo PittiPalatina Gallery, Palazzo PittiGalerie Palatina, Palazzo Pitti, FirenzeFlorenceFlorence, ItaliaItalyItalie
Olio su telaOil on canvas, 114 x 94 cm., anno 1618 - 1619

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Il noto episodio biblico dell’uccisione del generale assiro Oloferne da parte di Giuditta che lo sedusse, lo ubriacò e infine lo decapitò, salvando così la sua città Betulia, è soggetto amatissimo, per le sue molteplici valenze, su cui torna la stessa Artemisia che qui rappresenta però il momento successivo all’omicidio. L’azione è compiuta, Giuditta brandisce ancora la spada, mentre la serva porta la cesta con la testa insanguinata del generale. La tensione è palpabile nel gioco degli sguardi delle due donne, in fuga, esaltate dall'impresa compiuta ma non ancora al sicuro. È un attimo fermato dal pennello con l'intensità di un fotogramma, che riesce a cogliere le personalità delle protagoniste nei due profili avvicinati ma contrapposti, il volto intenso scolpito dalla luce di Giuditta, il cui ruolo primario è sottolineato anche dalla ricchezza delle vesti, quel tocco seducente del ricciolo scomposto che sfugge all'elaborata acconciatura. Di contro alla superba bellezza dell'eroina, esaltata dalla prorompente scollatura e dai ricchi decori, manifesta arma di seduzione, il ruolo secondario dell'ancella è sottolineato dalla visione tergale e dai dettagli dell'abito semplice e domestico con l'asciugatoio avvolto intorno alla testa. Ma i dettagli servono anche a delineare il carattere, soprattutto la fermezza e il coraggio di Giuditta.  L’influenza di Caravaggio è manifesta nel fondale cupo e nel taglio della luce che colpisce le figure, una luce che tuttavia si fa avvolgente a cercare i dettagli nei gioielli, nell’acconciatura e persino nell’elsa della spada con una raffinatezza tutta femminile.

Misterioso rimane il committente dell’opera, che viene annoverata per la prima volta nel 1637 in un inventario di Palazzo Pitti, in cui veniva descritta come: “Il dipinto era definito come “un quadro su tela entro Juditvi con la sua compagna con la testa di Oloferne in una paniera di mano dell’Artemisia”. Sulla scia di queste tracce, l’opera potrebbe essere datata tra 1614 e il 1620, ovvero al periodo in cui Artemisia si trovava a Firenze. 

Testo di Giovanna Lazzi 

©Tutti i diritti riservati

The famed Biblical episode of the Assyrian General Holoferenes and Judith who seduced, inebriated and finally decapitated him so as to save her city Betulia is a much loved subject due to its multiple meanings, centred on Artemisia herself, though here she is at the moment following the murder. The deed is done; Judith still brandishes the sword, while the handmaid carries the basket with the general’s bloody head. The tension is palpable in the play of the two women’s gazes, fleeing, exhilarated by the accomplishment but not yet safe. The moment is captured by the brush with the intensity of a frame, catching the subjects’ personalities in the two close but overlapping profiles, the intense, light-sculpted face of Judith, whose primary role is also underlined by the richness of her clothes, that seductive touch of the ruffled curl escaping from the elaborate hairstyle. Against the haughty beauty of the heroine, heightened by the bursting neckline and rich decorations, the manifest arm of seduction, the handmaid’s secondary role is also emphasised by the rear vision and details of the simple, domestic dress with the towel wrapped round her head. But the details also serve to delineate character, especially Judith’s resolution and courage. Caravaggio’s influence is clear from the dark background and in the shaft of light striking the figures, a light that absorbs in seeking details in the jewels, hairstyle and even sword hilt with wholly feminine elegance.

The commissioner of the work remains a mystery, first listed in 1637 in a Palazzo Pitti inventory, describing it as: “The painting was defined as “a canvas picture of Judith with her companion with Holofernes’ head in a basket of Artemisia’s hand”. Following these traces, the work may be dated between 1614 and 1620, the period in which Artemisia was staying in Florence. 

Text by Giovanna Lazzi

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