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AnteaAntea
ParmigianinoParmigianino
Museo e Real Bosco di CapodimonteNational Museum of CapodimonteMusée Capodimonte et Real Bosco, NapoliNaplesNaples, ItaliaItalyItalie
olio su telaoil on canvas, 135 x 85 cm., anno 1535 ca.


Antea era una famosa cortigiana romana, ricordata da Benvenuto Cellini e da Pietro Aretino, per questo il ritratto, basandosi sull'identificazione tradizionale, era per lo più datato agli anni del soggiorno romano del Parmigianino (1524-1527). In parallelo con la coppia Raffaello/Fornarina, veniva letto nella misteriosa effigiata la passione dell'artista durante le notti romane. Ferdinando Bologna invece, analizzando attentamente l'abbigliamento della donna, pervenne alla conclusione che la donna non aveva niente a che fare con le prostitute della Città eterna, collocandosi invece tra le dame seguaci della moda in vigore nelle corti dell'Italia settentrionale nei primi decenni del Cinquecento. Si è cercato allora di trovare un nome nella nobilità parmense dell'epoca, ma nessuno dei tentativi finora intrapresi ha dato frutto indiscutibile. Alcuni hanno pensato a Ottavia Camilla Baiardi, nipote di Elena e Francesco Baiardi, amici e committenti dell'artista; essa andò in sposa quattordicenne al conte Magrino Beccaria, cantata poi dai poeti per il suo fascino e la sua allegria. La fanciulla ritratta su sfondo scuro è tagliata all'altezza delle ginocchia, secondo un nuovo formato verticale che si trova anche nel Ritratto di Pier Maria Rossi di San Secondo. La fanciulla, dalla corporatura esile rispetto all'ampiezza della veste, ha i capelli raccolti in un'elaborata acconciatura con diadema e indossa due orecchini con pendente. Guarda verso lo spettatore con uno sguardo carico di intensità, e porta una mano al petto, con anello al mignolo, mentre l'altra indossa un guanto e, stringendo l'altro guanto, regge anche una pelliccia di visone appoggiata elegantemente sulle spalle. Il vestito è "alla francese", con una tunica fatta di stoffe pregiate, intessute d'oro, e le maniche a sbuffo sulle spalle, che diventano più aderenti lungo il braccio. Il polsino è pieghettato e ricamato. Una catena pende accanto alla scollatura. Indossa anche un grembiule finemente ricamato (lo "zinale"), un dettaglio presente anche nella Schiava turca.

Fonte: Wikipedia

Antea was a famous Roman courtesan, remembered by Benvenuto Cellini and Pietro Aretino, for this reason the portrait, based on traditional identification, was mostly dated to the years of the Roman stay of Parmigianino (1524-1527). In parallel with the couple Raffaello/Fornarina, the artist's passion during the Roman nights was read in the mysterious effigy. Ferdinando Bologna, on the other hand, carefully analyzing the woman's clothing, came to the conclusion that the woman had nothing to do with the prostitutes of the Eternal City, placing herself instead among the ladies followers of the fashion in force in the courts of northern Italy in the early decades of the sixteenth century. An attempt was then made to find a name in the Parma nobility of the time, but none of the attempts undertaken so far has borne unquestionable fruit. Some have thought of Ottavia Camilla Baiardi, granddaughter of Elena and Francesco Baiardi, friends and clients of the artist; she married Count Magrino Beccaria at the age of fourteen, later sung by poets for her charm and cheerfulness. The girl portrayed on a dark background is cut at knee height, according to a new vertical format that can also be found in the Portrait of Pier Maria Rossi di San Secondo. The girl, with a slender build compared to the width of her dress, has her hair gathered in an elaborate tiara hairstyle and wears two earrings with a pendant. She looks towards the spectator with a look full of intensity, and wears one hand on her chest, with a ring on her little finger, while the other wears a glove and, clutching the other glove, also holds a mink fur elegantly resting on her shoulders. The dress is "French style", with a tunic made of precious fabrics, woven in gold, and puffy sleeves on the shoulders, which become tighter along the arm. The cuff is pleated and embroidered. A chain hangs next to the neckline. He also wears a finely embroidered apron (the "zinale"), a detail also found in the Turkish Slave.