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AnteaAntea
ParmigianinoParmigianino
Museo e Real Bosco di CapodimonteNational Museum of CapodimonteMusée Capodimonte et Real Bosco, NapoliNaplesNaples, ItaliaItalyItalie
olio su telaoil on canvas, 135 x 85 cm., year 1535 ca.

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Dalle raccolte Farnese di Parma, l’intrigante ritratto femminile giunse a Napoli dopo varie vicende; fu trafugato dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale dal riparo di Montecassino, portato a Berlino, poi alla miniera di Alt Ausée in Austria, dove venne recuperato nel 1945.

L’identificazione con Antea, nota cortigiana romana ricordata da Benvenuto Cellini e da Pietro Aretino, aveva indotto a collocare il dipinto negli anni del soggiorno romano del Parmigianino (1524-1527), ma la datazione fu spostata tra il 1530 e il 1535 a seguito delle osservazioni di Ferdinando Bologna sull’abbigliamento che segue la moda delle corti dell'Italia settentrionale, con la proposta di riconoscere nella giovane dama Ottavia Camilla Baiardi, nipote di Elena e Francesco Baiardi, amici e committenti dell'artista, famosa per la sua avvenenza.

La bella fanciulla emerge dal fondo scuro in tutta la sua prorompente bellezza, illuminata dalla luce che risplende nel volto, incorniciato nella raccolta eppur complessa acconciatura, le guance rosate esaltate dal pallore delle perle. L‘ovale non perfettamente regolare del viso, l’incarnato d’alabastro, l’intensità dello sguardo catturano l’attenzione che, poi, può concentrarsi sui dettagli dell’abito: la ricca camora di tessuto pregiato con ampi spallini che enfatizzano le spalle e frenano lo slancio verticale, il raffinato ricamo delle lattughe dei polsi, che si ripete nello "zinale”, il grembiule non certo dozzinale e da basso ceto, i guanti, i gioielli, lo “zibellino da mano”, come si definiva la bestiola ingioiellata, indispensabile complemento di un abbigliamento elegante. La dama sceglie una folta pelle di martora che, poggiata con raffinata noncuranza sulla spalla, si allunga con grazia fino alla mano infilata nel guanto. L'altra mano è sensualmente nuda e si intreccia a una catena cesellata proprio nel punto finale della profonda scollatura, quasi guidando lo sguardo con celata malizia, un gesto che, nel linguaggio del corpo, è stato interpretato come accettazione di una richiesta amorosa.

La tavolozza intensa e accesa, la costruzione spaziale attenta alla simmetria rendono intenso il personaggio a prima vista immobile e statico, anche per l’espressione fissa degli occhi nell’opalescente ovale del volto, ma la figura ruota, in realtà, in senso antiorario verso lo spettatore, come suggerisce anche il leggero movimento della veste, con accorgimenti ottici e “deformanti” cari al pittore, quasi un suo tratto distintivo. La donna incarna l’ideale di bellezza femminile, secondo i canoni petrarcheschi, una bellezza non solo fisica ma anche intellettuale e spirituale, quasi una trascrizione visiva dei versi di quel poeta tanto caro all’artista da copiarne le rime accanto ai suoi disegni.

Testo di Giovanna Lazzi

©Tutti i diritti riservati

After various events, this intriguing female portrait went from the Farnese collection in Parma to Naples; during the Second World War, Germans stole it from shelter in Montecassino and brought it to Berlin and then to the mine of Alt Ausée in Austria, where it was retrieved in 1945.

Identification with Antea, a well-known courtesan mentioned by Benvenuto Cellini and Pietro Aretino, led the painting to be placed in the years of Parmigianino's stay in Rome (1524-1527), but dating was moved to between 1530 and 1535 following Ferdinando Bologna's observations on the clothes, which follow the fashion of Northern Italian courts. it was suggested that the young lady be recognised as Ottavia Camilla Baiardi, niece of Elena and Francesco Baiardi, friends and commissioners of the artist, famous for her comeliness.

The pretty girl bursts from the dark background in all her beauty, illuminated by the light shining on her face, framed by her gathered yet complex hairstyle, her rosy cheeks emphasised by the paleness of the pearls. The - not perfectly regular - oval of the face, the image of the alabaster and the intensity of the gaze capture our attention, which may then concentrate on the details of the clothing: the rich camora of the prized textile with the broad shoulderpads, highlighting the shoulders and slowing the vertical impulse; the refined embroidery of the wrist pieces, which is repeated in the "zinale”, the far from tawdry or lower-class apron; the gloves; the jewels; the “hand sable hat”, as the small jeweled affair, indispensible to complete elegant attire, was called. The lady chooses thick sable fur, which is placed on her shoulders with refined nonchalance and gracefully lengthened to the hand, which is inserted into her glove. The other hand is sensually nude and wrapped around a chiselled chain, right at the end point of the deep neckline, almost guiding our gaze with concealed malice, a gesture which has in body language been interpreted as the acceptance of an amorous advance.

The intense, bright palette and the spatial construction, attentive to symmetry intensify the subject, who at first glance appears immobile and static, not least because the eyes stare from the opalescent oval of the face, but the figure actually turns anti-clockwise towards the viewer, as is also suggested by the slight movement of the clothing, with optical, “deforming” devices that were dear to the painter and almost a distinguishing feature. The woman embodies the ideal of female beauty, in accordance with Petrarchan criteria, beauty that is not only physical but also intellectual and spiritual, almost a visual transcription of the verses by the poet, so dear to the artist that he would copy the rhymes in his painting.

Text by Giovanna Lazzi

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