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Venere e CupidoVenus and Cupid
Lavinia FontanaLavinia Fontana
Musée des Beaux-ArtsMusée des Beaux-ArtsMusée des Beaux-Arts, RouenRouenRouen, FranciaFranceFrance
Olio su telaOil on canvas, 75 x 60 cm., anno 1592

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Lavinia Fontana, protagonista dello studio di famiglia tanto che persino il marito pittore fu costretto ad un ruolo subalterno, diventò l’artista favorita dalle dame dell’alta società anche per la straordinaria abilità nella resa dei dettagli, soprattutto negli abiti e nelle acconciature. Se Sofonisba Anguissola, a cui si può avvicinare, sposata due volte, non era riuscita ad avere figli, Lavinia ne ebbe ben undici riuscendo a conciliare la propria attività artistica e professionale con la complessa vita familiare. Colta letterata oltre che artista, nel 1604 si trasferì a Roma, dove fu soprannominata «pittrice pontificia» per le numerose committenze alla corte del papa, prima donna eletta fra i membri dell’Accademia di San Luca.

Nella tela che rappresenta Venere e Cupido, l’artista unisce al ritratto il richiamo mitologico e simbolico. La dama rappresentata come Afrodite tiene una freccia in mano e tocca con l’altra la guancia di Cupido bambino, che si affaccia da dietro, dominando la scena da assoluta protagonista. Gli attributi della dea della bellezza sono reinterpretati e attualizzati: il cinto magico della mitologia, che rendeva irresistibile Venere, è rappresentato come una preziosa cintura d’oro e pietre coordinata al bracciale con reminiscenze classiche accentuate, la luminosa opalescenza delle perle richiama il gusto della rappresentazione lenticolare dei fiamminghi, come il trattamento delicato dell’incarnato che si accende con un richiamo cromatico di ricordo veneto. Contro il fondo scuro che esalta la bianchezza della carne nuda, nella voluttuosa trasparenza del velo tramato d’oro e dell’altro cilestrino che si avvolge in spire sensuali, emerge il volto rotondo e quasi paffuto, mentre le labbra carnose sono atteggiate ad un leggero sorriso.

Nella bellissima dea è stata identificata Isabella Ruini, una nobildonna molto in vista nella alta società bolognese, a cui Lavinia aveva fatto almeno un altro ritratto (oggi alla Galleria Palatina di Firenze). La rappresentazione del nudo era concessa secondo i dettami della Controriforma solo nell’ambito della sfera privata: pertanto questo ritratto, per quanto idealizzato, giustifica la sua elegante sensualità nella destinazione domestica, forse da interpretare come un omaggio gentile ma passionale di un uomo alla donna amata, identificata nella Bellezza per antonomasia. Il taglio della figura e il nudo aristocratico richiamano soggetti noti come le dame della scuola di Fontainbleau, ma con un’interpretazione più matura quasi più carnale e certamente tutta italiana, che, sotto il velo della mitologia vuole esaltare un raffinato erotismo.

Testo di Giovanna Lazzi

©Tutti i diritti riservati

Lavinia Fontana, such an important member of the family studio that even her painter husband was forced to a subordinate role, became high society ladies’ favourite artist, not least due to her extraordinary ability to render detail, especially in clothing and hairstyles. If Sofonisba Anguissola, with whom she may be compared, married twice, failed to have children, Lavinia had as many as eleven, succeeding in reconciling her artistic, professional activity with a complex family life. Cultured literary figure as well as artist, in 1604 she moved to Rome, where she was nicknamed «pontifex painter» due to the numerous commissions at the Papal court, the first woman elected member of Accademia di San Luca.

In the canvas showing Venus and Cupid, the artist unites the mythological and symbolic references in the portrait. The lady, portrayed like Aphrodite, holds an arrow in her hand and with her other touches the cheek of the child Cupid, facing from behind, dominating the scene as a total main player. The attributes of the goddess of beauty are reinterpreted and made current: the magic belt of mythology, making Venus irresistible, is presented as a precious gold and stone belt, coordinated with the bracelet in an emphasised classical reminiscence; the luminous opalescence of the pearls recalls Flemish taste for lenticular representation, like the delicate treatment of the skin, lit up with a chromatic, Venetian-style tinge. While her fleshy lips hint at a slight smile, her round, almost puffed face emerges against the black background that brings out the whiteness of her bare skin, in the voluptuous transparency of the gold-embroidered veil, and the other celestine, which twists in sensual spirals. The beautiful goddess has been identified as Isabella Ruini, a very fashionable noblewoman in high society of Bologna, of whom Lavinia had made at least one further portrait (now at Galleria Palatina in Florence). 

Representing the nude was permitted in accordance with the rules of the Catholic Reformation, in that its idealization justified elegant sensuality in the domestic destination, perhaps to be interpreted as a man’s kind but passionate homage to a beloved woman, identified as Beauty par excellence. The cut of the figure and the aristocratic nude recall famed subjects, such as ladies of the Fontainebleau school, but with a more mature, almost more carnal, certainly more Italian interpretation, which even beneath the veil of mythology aims to emphasises a refined eroticism.

Text by Giovanna Lazzi

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