contattigalleryla storiaportfoliohome
Ratto di GanimedeGanymede Abducted by the Eagle
CorreggioCorreggio
Kunsthistorisches Museum, GemäldegalerieKunsthistorisches Museum, GemäldegalerieKunsthistorisches Museum, Gemäldegalerie, ViennaViennaVienne, AustriaAustriaAutriche
Olio su telaOil on canvas, 164 x 71 cm., anno 1531 - 1532


Secondo il mito greco, Ganimede era un bellissimo fanciullo troiano. Giove, innamoratosi di lui, prese le sembianze di un'aquila, lo rapì mentre era intento al pascolo sul monte Ida e lo condusse con sé sull'Olimpo, facendone il coppiere degli dei: mentre Senofonte leggeva nell'episodio l'allegoria morale della superiorità della mente sul corpo (il nome di Ganimede è formato dalle parole greche γ?νυσθαι, "gioire", e μ?δεα, "intelligenza"), per Platone il mito era stato inventato dai cretesi per giustificare le relazioni tra uomini adulti e ragazzi adolescenti, ma nel Rinascimento il ratto di Ganimede era arrivato a simboleggiare l'estasi dell'amore platonico, che "libera l'anima dai suoi legami fisici e la solleva a una sfera di beatitudine olimpica".

Quella di Correggio è la prima grande rappresentazione del mito dell'età moderna (contemporaneamente Michelangelo stava pensando allo stesso tema per la decorazione della cupola della Sagrestia Nuova della basilica fiorentina di San Lorenzo, ma non portò a compimento l'opera). Difficile dire quale interpretazione l'artista desse del mito: la sua versione del tema, pur estremamente sensuale, è piuttosto diretta; il cane serve a ricordare l'attività terrena e il fatto che la sua figura sia ritagliata sull'orlo inferiore della composizione crea un effetto di maggiore immediatezza. L'estremo realismo con cui è resa l'aquila, animale araldico presente nello stemma di casa Gonzaga e, al contempo, emblema dell'autorità imperiale, potrebbe essere interpretato come un omaggio del duca Federico a Carlo V.

L'iconografia rappresentò quindi per il Correggio una sfida per esibire la propria bravura. Se là si trattava di rappresentare la consistenza impalpabile di una nuvola, qui la difficoltà maggiore stava nel rappresentare convincentemente una figura in volo. Forse non c'era artista a questa data in Italia e all'estero che fosse più abile del Correggio per un compito siffatto.

According to Greek myth, Ganymede was a beautiful Trojan boy. Jupiter, who fell in love with him, took the form of an eagle, kidnapped him while he was intent on grazing on Mount Ida and took him with to Olympus. In the Renaissance, Ganymede's rat had come to symbolise the ecstasy of Platonic love, which "frees the soul from its physical bonds and raises it to a sphere of Olympic bliss".

It is difficult to say what interpretation the artist gave of the myth: his version of the theme, though extremely sensual, is rather direct; the dog serves as a reminder of earthly activity and the fact that his figure is cut out on the lower edge of the composition creates an effect of greater immediacy. The extreme realism with which the eagle is rendered, a heraldic animal present in the coat of arms of the Gonzaga family and, at the same time, emblem of imperial authority, could be interpreted as a tribute by Duke Federico to Charles V.

The iconography therefore represented a challenge for Correggio to show his skill. If it was a matter of representing the impalpable consistency of a cloud, here the greatest difficulty lay in convincingly representing a figure in flight. Perhaps there was no artist at this date in Italy and abroad who was more skilled than Correggio for such a task.