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Ritratto di Cosimo il VecchioPortrait of Cosimo the Elder
PontormoPontormo
Galleria degli UffiziGalleria degli UffiziGalleria degli Uffizi, FirenzeFlorenceFlorance, ItaliaItalyItalie
Olio su tavolaOil on panel, 86 x 65 cm., anno 1518


Il ritratto di Cosimo il vecchio sancisce l'ingresso di Pontormo nella cerchia medicea: il dipinto si trovava nelle collezioni di Ottaviano e confluì in quelle di suo figlio Alessandro. Fu commissionato da Goro Gheri, responsabile dal settembre 1519 dell'amministrazione straordinaria di Firenze già segretario di Lorenzo duca d'Urbino, forse con un intervento di Leone X (Giovanni de' Medici). Era un momento assai critico per la famiglia dopo la morte di Lorenzo stesso (1519) ma la nascita di Cosimo, figlio di Giovanni delle Bande e di Maria Salviati, poteva portare nuova speranza per la dinastia. 

Il capostipite delle fortune medicee è raffigurato di tre quarti, avvolto nella dignitosa veste alla civile di pregiato panno rosso, graffiato con la punta del pennello per creare sprazzi luministici, e il "berretto alla capitanesca" che ne esalta l'acuto profilo, come nella medaglia che ne aveva tramandato l'aspetto nella tradizione iconografica. Il busto allungato, stretto nel sedile che lo contiene a fatica, le mani nervosamente espressive, il volto segnato con acuto realismo accentrano l'attenzione, catturata, poi, dalla complessa allegoria del ramo d'alloro spezzato. La pianta, simbolo della famiglia sapientemente utilizzato dal Magnifico in assonanza la suo nome (Laurentius/Laurus), allude qui all'estinzione del filone principale della casata e insieme al rinnovamento grazie ad un nuovo virgulto, come chiarisce la colta citazione dall'Eneide (VI, 143): UNO AVULSO NON DEFICIT ALTER,  un ramo spezzato non indebolisce l'altro. La propaganda laurenziana aveva già consacrato il mito dell'età dell'oro fatta rivivere a Firenze grazie ai Medici e rinnovata in questo caso da Lorenzo duca d'Urbino che portava il nome del Magnifico e di cui Goro Gheri era emissario. Come nel VI libro dell'Eneide Anchise predice a Enea la fondazione di Roma e la grandezza della sua stirpe così l'omaggio e il richiamo a Cosimo il vecchio, fondatore della fortuna politica della famiglia, poteva suonare come un augurio a far rimanere sempre verde il broncone mediceo. Le lettere P.P.P. , accanto al nome che identifica il personaggio COS[I]M[U]S MED/ICES, come il titulus nelle monete, sono state variamente sciolte come Pater Patriae Parens o anche Pater patriae publice (per volere dello stato) assimilandolo a Cicerone in un erudito e nobilitante parallelo.  

L'opera è citata da Carlo Emilio Gadda in Quer Pasticciaccio Brutto de via Merulana: "la Migliarini Veronica, si stava ingobbita sulla sedia... da parer Còsimo pater patriae nel cosiddetto ritratto del Pontormo." 

Testo di Giovanna Lazzi 

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The portrait of Cosimo the Elder seals Pontormo’s entrance into the Medici circle: the painting was in Ottaviano’s collections and went into his son Alessandro’s. It was commissioned by Goro Gheri, in charge of Florence’s special administration since September 1519, already secretary of Duke Lorenzo of Urbino, maybe with the intervention of Leo X (Giovanni de' Medici). This was rather a critical moment for the family after the death of Lorenzo himself (1519), but the birth of Cosimo, son of Giovanni delle Bande and Maria Salviati, brought the dynasty new hope. 

The founder of Medici fortune is portrayed at three quarters, wrapped in the dignified civil garb of prized red cloth, scratched with the brush tip to create bright flashes, and the "captain’s beret" drawing out his sharp profile, as in the medal that handed down his appearance in the iconographical tradition. The lengthened bust, tight in the seat that barely contains him, the nervously expressive hands, and the face, marked by acute realism, focus one’s attention, which then captures the complex allegory of the broken laurel leaf. The plant, a symbol of the family, is wisely used by Magnifico in assonance with his name (Laurentius/Laurus), alludes here to the extinction of the main line of the house and also renewal due to a new shoot, as the cultured quote from the Aeneid clarifies (VI, 143): UNO AVULSO NON DEFICIT ALTER, A broken branch does not weaken another. Laurentian propaganda already consecrated the myth of the Golden Age, brought back to Florence by the Medici and in this case renewed by Duke Lorenzo of Urbino, who bore the name Magnifico and had Goro Gheri as his emissary. As in the VI book of the Aeneid Anchises preaches to Aeneas the founding of Rome and the greatness of his line, so the homage and reference to Cosimo the Elder, founder of the family’s political fortune, would sound like hope that the Medici ‘branch’ would remain evergreen. The letters P.P.P., next to the name identifying the subject COS[I]M[U]S MED/ICES, like the titulus on coins, have been variously unravelled as Pater Patriae Parens or Pater patriae publice (at the wishes of the state) assimilating him with Cicero in an erudite, ennobling parallel.  

The work is mentioned by Carlo Emilio Gadda in Quer Pasticciaccio Brutto de via Merulana: "Migliarini Veronica, was crouched on gthe chair... to appear Còsimo pater patriae in the Portrait by Pontormo."  

Text by Giovanna Lazzi

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