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Battesimo di CristoBaptism of Christ
Andrea del VerrocchioAndrea del Verrocchio, Leonardo da VinciLeonardo
Galleria degli UffiziGalleria degli UffiziGalleria degli Uffizi, FirenzeFlorenceFlorance, ItaliaItalyItalie
olio su tavolaTempera and oil on wood, 177 x 151 cm., anno 1470-1472 e 1475

media


L’opera testimonia l’organizzazione del lavoro nelle officine artistiche del Quattrocento, perfettamente efficienti e con una “moderna” divisione del lavoro e dei ruoli, dove era prassi che il capobottega ideasse l’opera, lasciando poi l’esecuzione di parti secondarie ad allievi e collaboratori, garantendo così alta qualità ma anche rapidità di esecuzione. La notissima iconografia del Battesimo di Cristo acquista un sapore particolare per la maniera in cui sono realizzati i due protagonisti, che danno la dimensione delle notevoli qualità del Verrocchio, Orafo, scultore, pittore, ingegnere, capo di una delle più importanti e fiorenti botteghe fiorentine della seconda metà del Quattrocento, vero crogiolo di formazione di artisti.Verrocchio, impostò la composizione e dipinse in parte le figure del Cristo e del Battista, con il suo stile lineare e nervoso. In un secondo momento vennero coinvolti altri collaboratori tra cui Leonardo e forse Sandro Botticelli, responsabile dell'angelo visto di fronte. A Leonardo si assegna l’angelo di profilo audacemente rivolto verso lo spettatore, in un moto deciso ma morbido. Il suo intervento si riconosce anche in alcuni dettagli minuziosamente naturalistici, come i morbidi peli del pube di Cristo e gli effetti di rifrazione sulle acque trasparenti del Giordano e ancora a lui spettano le velature a olio che unificano i piani del paesaggio in profondità e addolciscono il corpo del Cristo. L'opera, realizzata per il monastero vallombrosano di San Salvi, passò nel monastero di Santa Verdiana, finché, con le soppressioni, venne destinata alla Galleria delle Belle Arti e solo nel 1810 pervenne agli Uffizi. E’ stata restaurata nel 1998.

Testo di Giovanna Lazzi

 

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APPROFONDIMENTO

L'opera è impostata su una struttura triangolare con al vertice la ciotola nella mano di san Giovanni e come base la linea che collega il piede sinistro del Battista a quello dell'angelo inginocchiato. La figura centrale di Cristo imprime alla composizione un movimento rotatorio e corrisponde alla torsione del Battista, accentuata dalla posizione di tre quarti dell'angelo di spalle che col volgersi della testa, indirizza lo sguardo dello spettatore verso Gesù. L’angelo crea una direttrice che dal margine esterno convoglia I'attenzione al centro, riequilibrando, in uno schema perfetto, il moto nervoso del corpo scolpito del Battista. Grazie alla valenza allegorica del triangolo, il gioco di sguardi e di gesti, proprio in virtù della calibrata scansione degli spazi e delle geometrie, realizza una sintesi straordinaria sia sul piano compositivo che simbolico. La scena, memore della tradizione iconografica soprattutto quattrocentesca, si attiene alla descrizione dei vangeli: Cristo coperto dal solo perizoma riceve il battesimo da Giovanni, che sorregge un’esile croce e un cartiglio con la scritta ECCE AGNUS DEI QUI TOLLIT PECCATA MUNDI, compendio della missione salvifica; a sinistra due angeli inginocchiati, uno dei quali regge le vesti di Gesù, in funzione non solo di comprimari ma quasi di commentatori dell’evento straordinario. Sullo sfondo il paesaggio della valle del Giordano è immerso in una luce chiara che ammorbidisce e sfuma le forme fino all’infinito, in antitesi con le rocce squadrate che chiudono a destra la quinta scenica e con la palma stecchita e metallica a sinistra, allusiva alla redenzione. Il rapace nero in fuga rappresenta l’antitesi tra bene e male, verità ed eresia di contro alla colomba dello Spirito santo circondata da raggi divini.

Testo di Giovanna Lazzi

 

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The panel testifies to the organisation of the work in 15th-century artstic schools, perfectly efficient and “modernly” sharing work and roles: usually, the head of the workshop devised the work and then left the execution of secondary parts to students and collaborators, hence guaranteeing both high quality and swift completion. The well-known iconography of the Baptism of Christ gains special flavour from the way in which the two figures are realised: they convey the remarkable qualities of Verrocchio, head of one of the most important, flourishing Florentine workshops of the second half of the 1400‘s, a real melting pot for training artists.  Verrocchio lay down the composition and partly painted the figures of Christ and the Baptist, with his linear, nervous style, deriving from his specialisation in goldsmith’s art. Other collaborators were brought in including Leonardo and, maybe Sandro Botticelli, responsible for the angel seen from the front. Leonardo, pupil in the workshop, is assigned with the angel in profile, audaciously turned towards the spectator, in a decisive but soft movement. His involvement is also seen in several minutely naturalistic details, such as the soft hairs of Christ’s pubis and the refraction effects on the transparent waters of the Jordan. He may also be responsible for the oil glaze that unifies the deep landscape schemes and sweetens Christ’s body. This work was made for the Vallombrosan Monastery of San Salvi, but entered the Monastery of Santa Verdiana, until it was, with soppressions, handed to Galleria delle Belle Arti; it only reached the Uffizi in 1810. It was restored in 1998.

 

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The work is set on a triangular structure, with the bowl in Saint John’s hand at the top and the line connecting the Baptist’s left leg with the kneeling angel’s as the base. The central figure of Christ gives the composition a rotating movement and corresponds to the Baptist’s twist, accentuated by the three-quarter position of the angel behind as he turns his head to direct the spectator’s gaze towards Jesus, creating a trajectory that draws one’s attention from the external margin to the centre and in a perfect framework balances the nervous movements of the Baptist’s sculpted body. By virtue of the calibrated scansion of space and geometry, this play of looks and gestures achieves an extraordinary synthesis, both compositionally and symbolically, due to the triangle’s allegorical value. The scene respects the Gospel description (Mt 3.3-17, Mk 1.9-11; Jn 1,29), mindful of the - mainly 15th-century - iconographical tradition: Christ, covered in a loincloth alone, receives Baptism from John, who holds a thin cross and a scroll with the text ECCE AGNUS DEI QUI TOLLIT PECCATA MUNDI, compendium of the mission of redemption; to the left, two kneeling angels, one holding Jesus’ clothes, function as not only supporting players but also almost commentators on the extraordinary event. In the background, the landscape of the Valley of Jordan is immersed in clear light which softens and nuances the forms ad infinitum, in contrast to the squarish rocks that close the stage scene on the right and to the stiff, metallic palm, alluding to redemption, on the left. The black bird of prey in flight repesents the antihesis of good and evil, truth and heresy, as against the dove of the Holy Spirit, surrounded by divine rays.

Text by Giovanna Lazzi

 

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