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San GerolamoSaint Jerome
Leonardo da VinciLeonardo
Pinacoteca VaticanaVatican Museum, Città del VaticanoVatican City, Città del VaticanoVatican City State
olio su tavolaoil on panel, 103 x 75 cm., anno 1480 - 82


Il San Gerolamo, menzionato nel testamento della pittrice Angelica Kaufmann (17 giugno 1803), entra in Pinacoteca Vaticana per volere di Pio IX, sostenitore, tra il 1846 e il 1857, dell’acquisto, forse, presso gli eredi del Cardinal Fesch, zio di Napoleone. L’incompiutezza di questo olio su tavola, lasciato allo stato di abbozzo, consente di cogliere e apprezzare bene le superbe qualità di Leonardo disegnatore. Inquadrata da un’irta e scabra parete rocciosa, l’immagine di san Gerolamo, vertiginoso esempio dell’eccellenza vinciana nell’indagine anatomica, sorprende per la posa tesa e avvitata in un scorcio audacissimo. Un’analoga figura ricompare nel frontespizio delle Antiquarie prospettiche romane (1497 circa), dedicato proprio al maestro toscano e ascritto all’artista bergamasco Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino. 

Testo di Maria Teresa Tancredi

 

APPROFONDIMENTO

San Gerolamo è raffigurato penitente nel deserto, secondo una iconografia collaudata ma antitetica all'altra assai diffusa che lo rappresenta nei solenni parati cardinalizi. Appena coperto da un mantello stracciato, è inginocchiato in una landa deserta; nella mano destra mostra la pietra per percuotersi il petto in segno di penitenza e con la sinistra indica se stesso in atto di umiltà. Il volto è rivolto verso un crocifisso non ancora dipinto, di cui si scorge però l'asta, nello sfondo di un paesaggio appena abbozzato nel quale è stata intravista la facciata di Santa Maria Novella. La figura si staglia con potente suggestione, plasmata dalla luce contro lo sfondo scuro della cortina di rocce aguzze che torneranno nella prima versione della Vergine delle Rocce. Davanti a lui è accovacciato un leone appena abbozzato, in ricordo di una leggenda che narrava come l’animale, liberato di una spina dal Santo, gli fosse divenuto fedele amico. Il corpo scattante della fiera con le fauci ruggenti forma un semicerchio con l'eremita che poi si chiude verso il paesaggio in cui l'uomo e l'animale si inseriscono in simbiosi.

La scelta della particolare iconografia consente all'artista di indagare l'anatomia di un corpo ridotto allo stremo dove ossa, nervi e muscoli possono costituire un ottimo esercizio di ricerca. Ma colpisce soprattutto la testa, scavata e ossuta con quella torsione e quell'espressione di ascetica sofferenza ma anche di estasi mistica. 

Testo di Giovanna Lazzi

The painting, mentioned in the testament of the painter Angelica Kauffmann (17 June 1803), reaches the Pinacoteca Vaticana at the desire of Pius IX, supporter, between 1846 and 1857, of the acquisition, perhaps, at the heirs of Cardinal Fesch, uncle of Napoleon. The incompleteness of this oil on wood, left at the draft state, permits grasping and good appreciation of the superb quality of Leonardo the designer. Framed by a rough, rugged rocky wall, the image of Saint Jerome, a vertiginous example of Vincean excellence in anatomical research, surprises with its tense pose screwed into a very audacious glimpse. An analogous figure reappears in the frontispiece to Antique Roman Perspectives (circa 1497), dedicated to the Tuscan master himself and recently attributed to the Bergamo artist Bartolomeo Suardi, called the Bramantine. 

 Text by Maria Teresa Tancredi

 

FIND OUT MORE

Saint Jerome, is depicted penitent in the desert, in accordance with a tradition that is common, which portrays him as dressed-up in the solemn cardinal parades. Barely covered by a ragged cloak, he knells in a deserted land; his right hand displays the stone to beat his chest as a sign of penitence, while his right points to himself in an act of humility. His face turns towards a crucifix that is not yet painted, though its staff can be seen, in the background of a hardly sketched landscape in which the façade of Santa Maria Novella has been espied. The figure stands out in powerful relief, formed by the light against the dark background of the screen of sharp rocks that would return in the first version of the Virgin of the Rocks (1483-1486). A lion, only just sketched, crouches in front of him, in memory of a legend recounting how the Saint removed a thorn from the animal so it became his faithful friend. The beast’s agile body with its roaring jaw forms a semicircle with the hermit, which then closes towards the landscape in which the man and the animal are placed symbiotically. The choice of this peculiar iconography allows the artist to investigate the anatomy of a body ripped to the core, its bones, nerves and muscles permitting an excellent exercise in research. But the most striking elements are the head, carved, bony, twisted, communicating ascetic suffering but also mystical ecstasy. 

Text by Giovanna Lazzi

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