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Santa Cecilia suona il liutoSaint Cecilia
Artemisia GentileschiArtemisia GentileschiArtemisia Gentileschi
Galleria SpadaSpada GalleryGalerie Spada, RomaRomeRome, ItaliaItalyItalie
Olio su telaOil on canvas, 108 x 79 cm., year 1620

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L'opera, presente nella Galleria Spada già nel 1637, viene attribuita al periodo fiorentino dell'artista. Dopo il doloroso processo, subito a seguito dello stupro di Agostino Tassi, infatti, Artemisia sposa il pittore fiorentino, Pierantonio Stiattesi, con cui si stabilisce a Firenze dove frequenta la corte di Cosimo II de’ Medici, che in una lettera del marzo 1615 la definisce “un’artista ormai molto conosciuta a Firenze". A Firenze incontra Galileo ed è la prima donna a ad essere ammessa, nel 1616, nell’Accademia delle Arti e del disegno.

Il dipinto rappresenta Cecilia, santa romana patrona dei musicisti che viene solitamente accompagnata con strumenti musicali, come l'organo portativo, qui invece è presente un liuto che, nonostante le dimensioni, quasi si confonde con la persona stessa per le sfumature cromatiche che lo rendono mimetico. Il colore giallo bruno del legno è, infatti, della stessa tonalità della sontuosa veste che, con il suo volume e le enormi maniche, aggiunge monumentalità alla già imponente figura femminile. Il giallo, che l'artista aveva imparato ad ottenere lavorando i pigmenti nella bottega del padre Orazio, si esalta in virtù del bianco luminoso delle maniche della camicia e si impasta di luce. Il gusto e la tecnica, apprese durante l'esperienza romana, appaiono ormai ben assimilate: le gradazioni tonali fanno emergere il tornito corpo di donna dal buio del fondo, spingendolo in primo piano con un'inquadratura da regia teatrale. Strumento e figura si presentano così mirabilmente fusi in quell'armonia che è propria della musica, e che pare materializzarsi nell'espressione assorta della bella fanciulla con lo sguardo intenso fisso verso l'alto. Nella posa si può cogliere la conoscenza dell'iconografia della Musica personificata secondo i manuali di iconologia, che sottolineano il richiamo all'armonia delle sfere di ricordo pitagorico.

 Testo di Giovanna Lazzi

©Tutti i diritti riservati

The work, already present at the Galleria Spada in 1637, is attributed to Gentileschi’s Florentine period. In fact, after the painful trial following rape by Agostino Tassi, Artemisia married the Florentine painter Pierantonio Stiattesi, and settled down with him at Florence, where she went to the court of Cosimo II de’ Medici, who in a letter of March 1615 called her “by now, a very well-known artist in Firenze". In Florence she met Galileo and in 1616 became the first woman to be admitted to the Academy of Arts and Drawing.

Cecilia, a Roman saint and patroness of musicians, is usually depicted with musical instruments, especially the hand-held organ, but here a lute which, despite its size, almost merges with the person herself as the chromatic hues render it mimetic. The yellow-brown colour of the wood is in fact of the same tone as the sumptuous dress, whose volume and enormous sleeves endow monumentality onto the already imposing female figure. The yellow, which the artist had learned to obtain by working on pigments in the studio of her father Orazio, is brought out by the luminous white of the shirt sleeves and mixes with the light. The taste and technique, learnt during the Roman experience, have clearly been well assimilated: the tonal shades bring out the fine body of the lady against the dark background, pushing it into close-up with a framing worthy of theatre. The instrument and figure are thus portrayed as perfectly fused into the harmony that only belongs to music and seems to manifest itself in the absorbed expression of the pretty girl, looking intensely upwards. The pose reveals awareness of the iconography of Music, personified in accordance with the manuals of iconology, emphasising references to the Pythagorean harmony of the spheres.

Text by Giovanna Lazzi 

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