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Ritratto di Isabella d'EstePortrait of Isabella d'Este
Tiziano VecellioTitian
Kunsthistorisches Museum, GemäldegalerieKunsthistorisches Museum, GemäldegalerieKunsthistorisches Museum, Gemäldegalerie, ViennaViennaVienne, AustriaAustriaAutriche
, 102 x 64 cm., anno 1534 - 1536


L’autore si concentra sull’identificazione dello stato sociale della marchesa, ponendo attenzione ai dettagli delle vesti: Isabella d’Este indossa il classico copricapo a ciambella, con nastri e fili dorati, e un grande diadema d’oro con le perle e una pietra preziosa centrale; la veste riccamente ricamata e una pelliccia che le scende elegantemente dalla spalla. La sua figura si staglia sullo sfondo scuro in contrasto con la sua candida carnagione. 

Se non tutta la critica è d’accordo sull’identificazione del personaggio, la tradizione vuole cheTiziano abbia eseguito il quadro nel 1536 per volontà di Isabella d'Este, che, ormai anziana, gli aveva inviato come modello il ritratto in età giovanile dipinto da Francesco Francia ed era rimasta ammirata perché risultava ancor più bella. L’opera, ora tagliata a destra e a sinistra probabilmente per adattarla ad una cornice, fu venduta dall'ultimo Gonzaga all'arciduca Leopoldo Guglielmo, come effigie della regina di Cipro. Mario Equicola nel 1501 ammirava della dama gli occhi, il profilo del naso e la vita sottile “nel complesso i lineamenti e l’atteggiamento rivelano caratteri certamente di gran lunga superiori ai mortali”.

L’elogio del letterato, pur sotto il velo della cortigianeria, rende tuttavia l’idea di una donna fiera della sua bellezza e del suo rango che aveva fatto dell’eleganza un segno distintivo e un messaggio mediatico. Abilissima in politica, colta e amante delle arti, Isabella fu personaggio carismatico, che non tralasciava niente per accrescere la sua fama, consapevole dell’importanza dell’apparire. Arbitra dell’eleganza, tanto che dame e sovrane le chiedevano figurini e bambole vestite come lei, dotata di un gusto sicuro e raffinato, lancia arditamente mode e modelli. A grandi pittori come Leonardo, Lorenzo Costa e un Mantegna che non la soddisfece fu affidato il compito di ritrarre la sua figura in modo da trasmetterne non soltanto i caratteri somatici ma anche le virtù morali e le qualità intellettuali di cui andava fiera, sempre senza distaccarsi dai canoni codificati e ben riconoscibili.

La sua immagine doveva rispondere a criteri precisi anche perché destinata ad essere inviata presso le corti e quindi divulgata. Ormai vicina alla fine della vita (muore nel 1539) non vuole rinunciare alla sua fama di “prima donna del mondo”, come la chiamavano a corte. Tiziano, obbediente alla sua volontà, la mostra in tutta la magnificenza del suo rango all’apice della bellezza e dell’eleganza e costruisce una sorta di modello per molte altre versioni, alternativo al disegno leonardesco che la mostra con i capelli sciolti. La marchesa, ritratta a mezza figura su sfondo scuro, ruotante leggermente verso sinistra, in piena luce, offerta all’ammirazione dello spettatore, indossa il balzo che, nella versione da lei elaborata, prende il nome di capigliara per la fastosa fantasia di ornamenti che arricchiscono la struttura di base, e risplende nel gioiello d’oro e perle con una pietra centrale. Nel volto, illuminato dagli occhi intelligenti, e incorniciato dai piccoli ricci ramati si concentra l’acuta introspezione psicologica dell’artista che esprime la forza interiore, la determinatezza e la potenza dell’intelletto. La camora dalle maniche staccabili, tramate d’oro, si esalta nel bianco della camicia raffinatissima che perfino nell’ornato delle lattughe dei polsi si accorda ai colori dell’abito. L’eleganza ricercata esprime nel suo misurato rigore di proporzioni e accordi cromatici lo straordinario spessore culturale e intellettuale della marchesa, una donna consapevole di sé e del suo ruolo, in cui anche la vanità di non voler invecchiare si inserisce nella misura dell’esperienza e nella vastità dell’ingegno.

Testo di Giovanna Lazzi

©Tutti i diritti riservati

While not all critics agree on the subject’s identification, tradition has it that Titian made this painting in 1536 at the wish of Isabella d'Este, who in her old age sent her youthful portrait by Francesco Francia as a model and was admired for appearing even more beautiful. The work is now cut at the right and left, probably to fit a frame, and was sold by the last Gonzaga to Archduke Leopoldo Guglielmo, as an image of the Queen of Cyprus. In 1501 Mario Equicola admired the lady’s eyes, nose profile and slim waist: “overall, the features and attitude certainly reveal characteristics that go far beyond mortal”. Even behind its veil of courtship, this scholar’s elogy renders the idea of a woman proud of her beauty and rank, who made elegance a distinguishing mark and media message. Able in politics, cultured and fond of arts, Isabella was a charismatic personality who went to any length to raise her fame, aware of the importance of appearance.

Conoisseur of elegance – ladies and sovereigns asked for figures and dolls dressed in her way – endowed with sure, refined taste, she boldly launched new fashions. Great painters such as Leonardo, Lorenzo Costa and Mantegna, who did not satisfy her, were given the task of portraying her figure so as to convey not only the somatic features but also the moral virtues and intellectual qualities she was so proud of, without relinquishing coded, easly recognisable standards. Her image had to correspond to precise criteria, not least because it was to be sent to courts and so spread.
Now close to death (she perished in 1539), she refused to renounce her fame as “the world’s first lady”, as she was known at court.

Following her wishes, Titian presents her in all the magnificence
of her rank, at the height of her beauty and elegance, forming a sort of model for many other versions, an alternative to Leonardo’s drawing, which shows her with loose hair. The Marquise, portayed half-figure against a black background, turns her face slightly left in the full light offered for the viewer’s admiration and wears the flounce which, in the version she elaborated, takes the name of the hairpiece with its showy shock of ornaments enriching the basic structure, and shines in the gold jewel and pearls with a central stone. The face, brightened by the intelligent eyes and framed by the small copper curls, concentrates the acute psychological introspection of the artist as he expresses the interior strength, resolution and power of the intellect. The gold-embroidered bodice, its sleeves detachable, is emphasised by the white of the refined blouse, which even suits the clothes’ colour in the detail of the lettuce-green wrists. With its measured proportional rigour and chromatic correspondences, the polished elegance expresses the marquise’s extraordinary cultural, intellectual depth, as he is aware of herself and her role, in which even the vanity of refusing to age suits the measure of her experience and vastness of her expertise.

Text by Giovanna Lazzi

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